La scia di sangue dopo |l'attentato ad Alfio Mirabile

La scia di sangue dopo |l’attentato ad Alfio Mirabile

I retroscena sull'omicidio di Di Pasquale, di cui è accusato Dario Caruana arrestato ieri dalla polizia. L'anno scorso furono i carabinieri a far luce sul delitto notificando l'ordinanza a Guglielmino. Ma nel 2012 stava per scoppiare una nuova faida interna fermata con il blitz Efesto.

Faida tra i Santapaola e gli Ercolano
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CATANIA – Cosa nostra era in guerra. Nel 2004 Catania fu teatro di un’escalation di morte che si consumò in pochissimi giorni. Tra i mesi di aprile e maggio. Un regolamento di conti interno tra frange contrapposte della famiglia Santapaola Ercolano. Una contrapposizione che scatenò l’attentato, poi fallito, nei confronti del capomafia Alfio Mirabile che fu crivellato di colpi il 24 aprile 2004 davanti all’uscio di casa. Le pallottole lo colpirono alle gambe: il boss morirà nel 2010 in una clinica riabilitativa a causa di alcune complicazioni dovute alle ferite.

La risposta dei Santapaola non si fece attendere: i colonelli più fidati di Mirabile pianificarono la vendetta. Il 29 aprile 2004 in piazza Ustica morì sotto una pioggia di pallottole Salvatore Di Pasquale, che secondo i mandanti era tra i sicari che avevano partecipato all’agguato contro il boss santapaoliano. Ieri è stato dato un altro volto ai killer dell’uomo degli Ercolano, Dario Caruana è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le indagini della Squadra Mobile non lasciano adito a dubbi: fu lui insieme a Salvatore Guglielmino (arrestato l’anno scorso dai carabinieri per questo delitto) e altri assassini ancora ignoti a freddare Salvatore Di Pasquale.

Non ci fu trega: gli Ercolano caricarono le cartucce delle loro pistole. Il 3 maggio, alla zona industriale di Catania, fu ucciso uno delle persone più vicine ad Alfio Mirabile, Michele Costanzo. In quello stesso attentato mafioso rimase ferito Antonino Sangiorgi, titolare della Mediterranea Distribuzione Logistica. Per questo omicidio i carabinieri, lo scorso anno, hanno eseguito una misura nei confronti di Lorenzo Saitta, detto Scheletro.

A dare un accelerazione alle indagini di polizia e carabinieri su questi fatti di sangue rimasti irrisolti per quasi un decennio sono stati i collaboratori di giustizia, soprattuto i fratelli Mirabile che hanno permesso di chiudere il cerchio sui nomi e di cristallizzare la contrapposizione interna di Cosa nostra catanese: sui due fronti da una parte l’articolazione dei fratelli Mirabile, riconducibile al Antonino “Ninu u Pazzu” Santapaola, fratello dell’ergastolano Nitto, e dall’altra l’ala capeggiata dagli Ercolano. I Mirabile avevano preso pieno potere, rispetto agli Ercolano, soprattutto nella zona calatina, grazie ad un pax mafiosa siglata con Francesco La Rocca, capo della famiglia di Caltagirone.

Nel 2012 una nuova cruenta battaglia di epurazione interna stava per consumarsi: il blitz Efesto dei Ros sventò la nuova guerra di mafia. Dal carcere i Mirabile avevano già ordinato delitti eccellenti, anche tra le file dei Nizza. Tutti gli equilibri erano saltati e gli assetti erano in pochi anni cambiati. Guglielmino dalle file dei Mirabile era passato alla cosca che contrastava proprio quella famiglia. Mentre Lorenzo “Scheletro” Saitta veniva affiliato ai Mirabile e contava di assumere una posizione di rilievo nella cosca. Colui che avrebbe, quindi, ucciso il braccio destro del capomafia Alfio Mirabile era stato portato “in famiglia” con la promessa di un posto d’onore. Il tradimento dei mafiosi per la sete di potere. E li chiamano uomini d’onore.


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