Mafia di Brancaccio, condanne annullate. Gli imputati sono liberi

Mafia di Brancaccio, condanne annullate. Gli imputati sono liberi

La Cassazione ha stabilito che serve un nuovo processo

PALERMO – Servirà un nuovo processo e gli imputati per mafia restano quasi tutti a piede libero. Le loro pene dovranno essere ricalcolate al ribasso. Non è la prima volta che accade nello stesso processo. La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna nei confronti di boss e gregari del mandamento di Brancaccio. Ci sono stati degli errori nel calcolo delle pene e sull’applicazione della recidiva.

Mafia di Brancaccio, il blitz nel 2017

Furono arrestati nel blitz “Maredolce” del 2017, nel frattempo molti hanno lasciato il carcere per scadenza dei termini di custodia cautelare. Il processo fu diviso in due tronconi, uno è ormai definitivo e gli imputati sono detenuti. Il secondo fu azzerato già una volta dopo avere recepito una pronuncia dei supremi giudici: il Gip che mandò a processo gli imputati era incompatibile perché aveva firmato alcuni decreti di intercettazione. Poi l’annullamento da parte della Cassazione dell’aggravante del reimpiego di denaro di provenienza illecita e ora la nuova questione che impone di celebrare un nuovo dibattimento di secondo grado.

Le condanne annullate

Queste le condanne che erano state inflitte in appello e che dovranno essere riviste al ribasso: Giovanni Mangano 7 anni e 4 mesi (difeso dall’avvocato Edi Gioè), Antonino Marino 7 anni, 3 mesi e 10 giorni (difeso dall’avvocato Antonio Turrisi), Giovanni Vinci 9 anni e 4 mesi (avvocati Antonio Turrisi e Vincenzo Zummo), Giacomo Teresi 9 anni (difeso dall’avvocato Raffaele Bonsignore, che si sommavano ai sei inflitti in un precedente processo), Giuseppe Di Fatta 8 anni (avvocati Riccardo Bellotta e Antonio Gargano),

L’unica condanna che diventa definitiva è quella di Pietro Tagliavia (9 anni e 4 mesi, difeso dagli avvocati Angelo Barone e Luca Cianferoni), per il quale la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura generale che chiedeva un aumento di pena. Anche per Mangano il giudicato era ormai cristallizzato e la pena sarebbe potuta diventare definitiva, ma l’avvocato Gioè ha ottenuto l’estensione dell’effetto dei benefici rientrando nell’annullamento deciso dalla Cassazione

Le indagini della squadra mobile e del Gico della Finanza, coordinati dalla Dda di Palermo, piazzarono Pietro Tagliavia al vertice del mandamento di Brancaccio. Giovanni Johnny Lucchese, cognato di Tagliavia e nipote del killer Giuseppe Lucchese di cui si è tornato a parlare per l’omicidio di Piersanti Mattarella, aveva deciso di rendere dichiarazioni ma fece marcia indietro dopo avere riempito i primi verbali.

Lucchese, insieme a Giuseppe Caserta, Claudio D’Amore e Francesco Paolo Clemente, processati e condannati in un altro troncone, restano sono a piede libero.

Il processo fu azzerato dopo avere recepito una pronuncia della Cassazione: il giudice che mandò a processo gli imputati, infatti, era incompatibile perché da gip aveva firmato alcuni decreti di intercettazione. Nel frattempo sono scaduti i termini di custodia cautelare.


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