CATANIA – Svolta, grazie ai sistemi di videosorveglianza, nelle indagini sulla sparatoria che, l’11 giugno scorso, a Catania, ha coinvolto sei persone tra cui alcuni minorenni. La polizia, che poco dopo il fatto aveva identificato uno dei ragazzi che avevano partecipato al conflitto a fuoco, poi fermato per tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni aggravati dal metodo mafioso, ha identificato un secondo giovane coinvolto.
Secondo gli inquirenti alla base della sparatoria, ci sarebbero stati contrasti tra due fazioni del clan mafioso Cappello – Bonaccorsi che già a febbraio scorso si erano scontrate. La sparatoria di giugno è avvenuta nel quartiere “San Giovanni Galermo”.
Alcuni cittadini segnalarano l’episodio al 112 e una Volante recuperò numerosi bossoli vicino ad un chiosco ed una pistola nei pressi di un campetto di calcio. Poco dopo i sanitari del Policlinico comunicarono alla polizia che si erano presentati tre minori feriti da colpi di arma da fuoco in diversi punti del corpo, uno in condizioni più gravi. Oltre al materiale balistico furono trovati degli scooter uno dei quali presentava un foro verosimilmente prodotto dall’impatto di un proiettile.
Contemporaneamente, una gazzella dell’Arma dei carabinieri della Compagnia di Gravina intercettò tre moto con le targhe coperte con a bordo persone col volto nascosto da passamontagna. Ne nacque un inseguimento durante il quale uno dei motociclisti lanciò una pistola con colpo in canna e fu arrestato. Secondo gli inquirenti si trattava di uno dei ragazzi coinvolti nella sparatoria. Grazie al lavoro degli investigatori è stato possibile ricostruire la dinamica del fatto e identificare anche un altro aggressore, da oggi in cella, nel frattempo finito in ospedale per le ferite da arma da fuoco.
L’analisi dei sistemi di videosorveglianza ha permesso di risalire anche a un terzo ragazzo coinvolto che, dopo essersi nascosto dietro al chiosco, avrebbe sparato contro i giovani che si avvicinavano a bordo delle moto. A suo carico la Procura ha disposto il fermo per tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni aggravati dall’agevolazione del clan mafioso “Cappello – Bonaccorsi”. Dopo essersi reso irreperibile è stato rintracciato dalla Squadra Mobile e portato in carcere.

