La Vardera: "Podcast su Riina jr, farò un esposto"

Podcast su Riina jr, le reazioni alle sue dichiarazioni

In tanti hanno condannato le parole del figlio del boss
LA POLEMICA
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PALERMO – “Una puntata di questo pseudo podcast che è agghiacciante. Un tentativo di eroicizzare Totò Riina e lo hanno fatto invitando il figlio del boss Riina, anche lui condannato per associazione mafiosa, con tanto di ingresso negli studi in pompa magna” A dirlo il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera.

La Vardera sul Podcast di Riina jr

“Ho visto questa puntata – ha commentato – ed è un continuo tentare di far passare la figura di Totò come un uomo onesto e contro il sistema, ma la cosa più vergognosa è stata la totale sudditanza degli intervistatori che non sono stati in grado di fare neanche una domanda sulla storia efferata e criminale del padre. Chiedo formalmente al gestore del podcast di togliere questo scempio dalla rete poiché fortemente diseducativo per le nuove generazioni diversamente”.

“Anche io ho partecipato una volta a quel podcast ma non si può di certo associare la mia faccia a quel podcast, per questo voglio che cancelli la mia puntata e tutti i miei riferimenti o me o i Riina. Venga anche chieda scusa alla Sicilia e ai siciliani” ha detto.

La Vardera: “Sto preparando un esposto”

“Un boss mafioso, e non un grande boss italiano come l’hanno definito, come Riina non va ricordato per essere beatifico e chiunque faccia ‘apologia crimininale o mafiosa’, proprio come hanno fatto questi del podcast solo per fare visualizzazioni online si qualificano da soli per questa ragione – annuncia La Vardera – sto preparando un esposto alla polizia postale e sto facendo una segnalazione all’Agcom per fare in modo che quando si parli di mafia, si ricordi che questi hanno distrutto la nostra terra e rovinato la vita dei siciliani”.

Un contro-podcast con le vittime di mafia

Nel pomeriggio La Vardera rilancia: “Ho sentito il sindaco di Corleone, ho chiesto di fare un contro podcast nella piazza Garibaldi per raccontare la vera storia di Riina e lo faremo con le vittime di mafia. Un evento che si terrà il 23 settembre in piazza a Corleone, a partire dalle 19 e che vedrà Stefania Petyx moderare. Stiamo invitando figure di spicco nazionale e tutte le vittime di mafia che vorranno parlare”.

“Ho letto in questi giorni dei post, dove l’autore del podcast davanti il cartello del comune di Corleone scriveva: ‘Non sono un giornalista, sono molto di più’. Nel suo podcast ha affrontato il tema del ‘rispetto’ e della ‘famiglia’ ecco, questo ragazzo ha la possibilità di venire e portare davvero rispetto a quella comunità che da anni cerca di togliersi di dosso la puzza di mafia per respirare un fresco profumo di libertà. Ha la sua occasione per eliminare quello scempio dalla rete e di chiedere scusa a tutti i siciliani”, conclude. 

Ra (Sindaco Corleone): “Intollerabile”

“Apprendo di affermazioni, distorte e a tratti del tutto false, dell’intervista pubblicata dal sig. Gioacchino Gargano con Giuseppe Salvatore Riina, figlio del più noto boss di Cosa Nostra Salvatore”, a scriverlo sui social è Walter Ra, sindaco di Corolene.

Appare del tutto intollerabile che l’immagine di Corleone possa essere impropriamente utilizzata, ancora una volta, come mero strumento di speculazioni mediatiche. Il contenuto podcast – continua il post – proposto da Gargano e Riina appare finalizzato esclusivamente ad ottenere maggiori pubblicità e visibilità. Nessun contesto ha mai obbligato le persone a scegliere la violenza e la corruzione. Ed anzi, negli anni in cui sono avvenute tragedie ed atti di criminalità, una grande moltitudine di corleonesi ha deciso di seguire la strada della legalità, spesso pagando con il prezzo della vita il proprio coraggio”.

“Come Sindaco, sento il dovere di tutelare l’immagine e la dignità della città che rappresento, protagonista negli ultimi decenni di una straordinaria storia di riscatto e di libertà. Sto ricevendo, a proposito dei contenuti del podcast, messaggi di sconcerto e deplorazione da parte di molti corleonesi e non solo. Vi invito dunque a continuare ad esternare pubblicamente questo crescente risentimento nei confronti dell’ennesima speculazione ai danni del buon nome della città e della stragrande maggioranza dei siciliani onesti. Attraverso video, reels, storie, immagini, commenti sui social facciamo risuonare la nostra indignazione”, conclude il podcast.

Intravaia (FI): “Basito, attonito e sdegnato”

“Resto basito, attonito e sdegnato nel leggere le parole pronunciate da Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss Totò Riina, durante Lo Sperone podcast”, a dichiararlo il deputato regionale Marco Intravaia, componente della Commissione Regionale Antimafia.

“Dovrebbe avere la decenza di stare zitto se non ha il coraggio e il buon senso di prendere le distanze da suo padre e dall’orrido ambiente in cui è cresciuto. Sentirgli pronunciare alcune “oscenità”, a lui già condannato per mafia, quali “mio padre era un uomo con la “U” maiuscola”, “non ha ucciso il piccolo Giuseppe Di Matteo”, “mio padre è stato vittima di un sistema”, “io sono come un bambino di Gaza” e altre affermazioni inaccettabili, è un’offesa a tutti i martiri e alle vittime della mafia, alle loro famiglie e ai siciliani onesti. L’indignazione non è sufficiente, dovrà essere chiamato a rendere conto delle sue assurdità. A soggetti come questo dovrebbe essere tolto il diritto a parlare pubblicamente, così da risparmiarci le sue ripugnanti perle di saggezza”.

Russo (FdI): “Intollerabile, si è superato il limite, solidarietà alla città di Corleone”

“L’intervista di Giuseppe Salvatore Riina a Lo Sperone Podcast, che esalta il padre, è una cosa intollerabile, così come sono intollerabili le sue dichiarazioni, che rappresentano un insulto a tutte le vittime della lotta alla mafia e sviliscono l’operato di chi, a partire dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, è impegnato quotidianamente nel contrasto alla criminalità. Le dichiarazioni di Riina possono apparire come un segnale alle nuove generazioni di inserirsi nella logica criminale,  come possibile e lecita scelta di vita. La libertà di espressione non possiamo negarla a nessuno, ma qui si è superato il limite e si rischia un pericoloso ritorno all’incultura mafiosa. Anche per questo chiediamo l’immediata rimozione del podcast da tutte le piattaforme”, a dichiararlo è Raoul Russo, senatore di Fratelli d’Italia e componente della commissione antimafia.

“Le espressioni di Riina, figlio di uno dei personaggi più ripugnanti della storia repubblicana, mettono in grave imbarazzo tutte quelle realtà – a partire dalla città di Corleone, che viene utilizzata ancora una volta come strumento di speculazione – che da anni lavorano per riscattarsi dall’oppressione mafiosa e dalle immagini che personaggi del genere creano sulle comunità locali. Ai cittadini di Corleone, al sindaco e alla Giunta, esprimo tutta la mia vicinanza e solidarietà”.

“Inoltre – conclude il senatore Russo – presenterò uno specifico Ddl in Senato sull’apologia di mafia che deve trovare una specifica norma sanzionatoria, per impedire che si possa impunemente esaltare la logica mafiosa”.

Salvitti (FDI): “Vicini alla comunità di Corleone”

“Tentare di riabilitare un boss attraverso un podcast non è accettabile. L’intervista al figlio del capomafia Totò Riina che prova a descrivere un’immagine diversa da quella del sanguinario criminale è uno schiaffo a tutte le vittime di Cosa nostra e a chi ha sacrificato la propria vita per la legalità”. Così il senatore di Fratelli d’Italia e componente della Commissione Antimafia, Giorgio Salvitti.

Vicinanza e solidarietà – aggiunge – alla comunità di Corleone e un plauso al collega Raoul Russo che ha immediatamente annunciato un disegno di legge sull’apologia di mafia. È giusto punire coloro che magnificano l’operato mostruoso di chi conosce solo il linguaggio della violenza, dell’intimidazione e della morte”.

Il centro studi Borsellino: “Profondo sdegno”

“E‘ con profondo sdegno che il centro studi Paolo e Rita Borsellino prende atto delle recenti esternazioni durante il podcast Lo Sperone del 18 settembre, in cui Salvatore Giuseppe Riina ha cercato di presentare un’immagine umanizzata di Totò Riina, addirittura un padre che combatté il sistema, una persona onesta, uno uomo con la u maiuscola. Nessuna retorica può cancellare il torto enorme fatto alla memoria delle vittime, alle loro famiglie, e allo Stato tutto. Non si può ignorare che Riina senior è stato mandante di decine di omicidi, di stragi e attentati che hanno insanguinato l’Italia intera, mietendo vittime innocenti”. E’ quanto si legge in una nota del centro studi Paolo e Rita Borsellino.

“Non basta nascondersi dietro la retorica della militarizzazione di Palermo o dei poteri occulti per scusare un individuo che non ha mai collaborato con la giustizia, che non ha mai mostrato alcun ravvedimento, che ha continuato fino alla fine a rappresentare un pericolo per la società. Totò Riina non è mai stato vittima, ma il carnefice – prosegue la nota – Nemmeno suo figlio può sottrarsi alle sentenze definitive che lo hanno condannato definitivamente a 8 anni e 10 mesi e per reati gravissimi connessi all’organizzazione mafiosa. Non è la prima volta che l’intervistato tenta di offrire la propria immagine da bravo ragazzo, già a partire dal periodo della libertà vigilata a Padova, quando è stato sorpreso più volte a violare gli obblighi connessi alla sorveglianza speciale: frequentazioni con pregiudicati, consumo di cocaina durante feste private, lasciando sempre dei dubbi sulla sua reale condotta”.

E ancora: “Dubbi che, evidentemente, non hanno sfiorato i conduttori del podcast neppure quando l’intervistato ha avuto l’ardire di paragonare la latitanza della famiglia Riina alla negazione del diritto all’esistenza dei bambini di Gaza. Chiediamo a tutti i media, a tutte le istituzioni, alla società civile: non lasciamo che la storia venga riscritta in modo da indebolire la memoria delle vittime; non lasciamo spazio a narrazioni che trasformano carnefici in vittime. Verità, giustizia, responsabilità concreta: queste devono rimanere le parole guida del nostro presente e del futuro”.

Lo speaker del podcast: “Ci dissociamo, la mafia fa schifo”

“Far raccontare la sua versione dei fatti al figlio del capo dei capi, lo riconosco, è stata un’azione insidiosa. A nome mio, de lo Sperone podcast e di tutti i ragazzi che ci lavorano dietro le quinte, informo che noi ci discostiamo da qualsiasi sistema mafioso e da qualsiasi pensiero mafioso. Schifo la mafia e il suo sistema da prima che diventassi uomo, da quando ero bambino tra i banchi di scuola”. Lo dice lo speaker Gioachino Gargano replicando alle polemiche per la pubblicazione dell’intervista a Giuseppe Salvatore Riina a Lo Sperone podcast, online su YouTube.

“Io mi assumo sempre le responsabilità delle mie interviste da speaker e, a costo di prendermi qualche sberla mediatica in faccia, ho dato la possibilità di esprimere il pensiero a un uomo che è sicuramente pregiudicato, figlio di un animale feroce, il più cattivo e privo di umanità. Un uomo che non si può appoggiare, né elogiare mai – aggiunge – Perché la mafia non si appoggia e non si elogia. La mafia si schifa, la mafia non si approva, la mafia si combatte e si distrugge. Così come ci insegnano i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La mafia è e resta la montagna di merda di cui parlava Peppino Impastato e una ferita profonda nella nostra società, nella nostra terra”.

E prosegue: “Era febbraio del 2009, avevo poco più di 11 anni, quando uccisero a colpi d’arma da fuoco mio nonno, Salvatore Mangano, padre di mia madre. Incensurato, senza precedenti penali, un semplice operaio edile. Dopo tanti anni non sappiamo ancora chi l’ha ucciso e perché, ma sappiamo che è una possibile vittima di mafia e che la sua storia è finita nell’oblio giudiziario e ogni anno siamo solo io e la mia famiglia a celebrarlo e ricordarlo”.

Per lo speaker “proporre di cancellare la puntata dal web o addirittura tutto il podcast come hanno chiesto certuni politici, che tra l’altro in passato si sono fatti intervistare da me, mi renderebbe solo vittima di un sistema di finti propagandisti della libertà, che della stessa libertà ne fanno una farsa per cercare click nei profili social e voti tra la gente più sensibile”.

Lagalla: “Parole deliranti, false e offensive per Palermo”

 “Le parole pronunciate in un’intervista da Giuseppe Salvatore Riina sono deliranti, false e profondamente offensive per Palermo, per la Sicilia e per la memoria collettiva di chi ha pagato con la vita il proprio impegno per la legalità. Negare l’evidenza storica e giudiziaria sull’omicidio di Giuseppe Di Matteo, infangare la memoria di Giovanni Falcone e screditare chi ogni giorno combatte la mafia, equivale a riscrivere la storia in modo vigliacco e strumentale”. Lo dice il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

“Palermo conosce bene il dolore causato da Cosa nostra e non permetterà che la voce di chi tenta di riabilitare l’orrore mafioso trovi spazio o legittimazione pubblica – aggiunge – La nostra città sta voltando pagina, anche grazie al sacrificio di magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, imprenditori e semplici cittadini. A questi eroi silenziosi va il nostro rispetto e il nostro ricordo. A chi cerca visibilità, riabilitando il passato criminale della propria famiglia, Palermo risponde con il silenzio del disprezzo. Alcuni nomi non meritano alcuna ribalta, né attenzione”. 

Giambona (PD): “Affermazioni che offendono”

“Le parole pronunciate da Giuseppe Salvatore Riina sono di una gravità assoluta e rappresentano un insulto non solo alla memoria di chi ha sacrificato la propria vita per contrastare la mafia, ma anche a tutti i siciliani onesti che ogni giorno lottano per una terra libera dal ricatto e dalla paura”. Lo dice Mario Giambona, vicepresidente del gruppo Pd all’Ars.

“Non può essere tollerata la normalizzazione della figura di uno dei più feroci criminali della storia italiana – continua -. È qualcosa che va oltre la provocazione: è una riscrittura tossica della realtà, un tentativo di riabilitazione pubblica indegno e pericoloso“. Giambona poi sottolinea che “le affermazioni rilasciate nel corso del podcast offendono la memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Matteo, le loro famiglie, le istituzioni e la Sicilia intera”. “A Riina junior non serve un microfono ma il silenzio in rispetto dei morti e di chi ancora oggi non smette di combattere la cultura mafiosa, anche quando si maschera da libertà di parola”, conclude. 

La senatrice Rando (PD): “Inaccettabile”

“È inaccettabile che ancora oggi si tenti di riscrivere la storia delle stragi di mafia. Giovanni Falcone è stato ucciso da Cosa nostra, su mandato dei suoi vertici e con la complicità di altri ambienti che avevano interessi convergenti, e nessuno potrà mai cancellare questa verità giudiziaria e storica. Chiunque provi a negarla offende la memoria delle vittime e la coscienza civile del Paese”.

Così in una nota la senatrice Enza Rando, responsabile della legalità e del contrasto alla mafia nella segreteria nazionale del Partito Democratico. “Altrettanto sconcertanti sono gli applausi ricevuti da chi diffonde simili menzogne. È un segnale preoccupante che richiama tutti – istituzioni, società civile, mondo dell’informazione – alla responsabilità di difendere la memoria e il valore della lotta alla mafia. Il rispetto per Falcone, Borsellino e per tutti coloro che hanno sacrificato la vita non può mai essere messo in discussione” conclude Rando. 

La presidente dell’antimafia Colosimo: “Siamo al paradosso”

“Le parole del figlio di Totò Riina, sempre alla perenne ricerca di visibilità, sono feroci e crudeli come la storia della sua famiglia. Nessuna ricostruzione fantasiosa potrà mai trasformare dei boss mafiosi in presunti uomini da ammirare“. Lo afferma la presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo.

“Siamo al tragico paradosso – aggiunge – di trovarci davanti a una pseudo morale mafiosa che cerca di dare lezioni sociali, come se nessuno conoscesse la storia criminale dell’uomo. Una storia che invece di essere annientata definitivamente, trova ancora spazio nel nostro dibattito pubblico. Lo Stato ha vinto, loro hanno perso. Questa è una verità che nessuno mai potrà cancellare”.

Lo sdegno del Corecom

Il presidente del Corecom Sicilia, Andrea Peria Giaconia, esprime “sdegno per le dichiarazioni recentemente rese da Salvo Riina Jr. nel podcast ‘Lo Sperone'”, richiamando l’attenzione “sull’importanza di un’informazione responsabile”.

Parole che rischiano di banalizzare la memoria delle vittime di mafia – dice Peria Giaconia – e di normalizzare il racconto criminale. I media, i podcast, le piattaforme digitali hanno il dovere di informare in modo affidabile, senza offrire spazio a messaggi che possano confondere o ferire la coscienza civile, offrendo invece rispetto, verità e memoria”.

Catanzaro: “Impedire tentativi di riabilitazione di Totò Riina”

“Siamo di fronte a un episodio serio e preoccupante, purtroppo ancora una volta i social vengono utilizzati come mezzo per distorcere la realtà. Dopo le parole di Salvatore Riina è più che mai necessario ribadire che la mafia è crimine e brutale sopraffazione, bisogna impedire ogni tentativo di riabilitare la figura di Totò Riina e di chi, come lui, è stato e rimane un boss mafioso”.

Lo dice Michele Catanzaro, capogruppo del Partito democratico all’Assemblea regionale siciliana, a proposito delle parole pronunciate da Salvatore Riina, figlio del boss capomafia, trasmesse nel podcast Lo Sperone. 

L’Ordine dei giornalisti: “I conduttori non sono iscritti all’Ordine”

L’Ordine dei giornalisti di Sicilia “prende atto con sconcerto dei contenuti di una chiacchierata fra i conduttori di un podcast trasmesso sul web e il figlio del sanguinario boss mafioso, Totò Riina”.

La chiacchierata – aggiunge l’Ordine in una nota – che non possiamo considerare intervista sia perché i conduttori del podcast non sono giornalisti sia perché il figlio di Riina ha potuto incensare il padre senza che nessuno dei presenti ricordasse le condanne del padre passate in giudicato e i reati a esse connessi, viene considerata un’offesa alle vittime di Riina, a quelle di mafia più in generale e a tutta la categoria dei giornalisti. Con particolare riferimento a quei colleghi che quotidianamente svolgono con professionalità questo mestiere, rischiando la propria incolumità e, a seguito dell’uso e dell’abuso dello strumento della querela, anche i propri patrimoni”.

L’Ordine dei giornalisti di Sicilia invita “tutte le autorità interessate a verificare se nel corso del podcast possano essere riscontrate fattispecie di reato e, per proprio conto, si muoverà per verificare il configurarsi del reato di esercizio abusivo della professione”. 

L’Assostampa: “Una deriva preoccupante sui social e i podcast”

L’Associazione siciliana della stampa esprime “preoccupazione per la deriva sull’utilizzo dei social e dei podcast per produrre pseudo contenuti d’informazione da parte di non iscritti all’albo dei giornalisti. Il caso del Podcast ‘Lo Sperone’ che ha ospitato il figlio di Totò Riina in assenza di contraddittorio e in spregio alle regole di base dell’informazione corretta, rappresenta una pericolosa sponda per la disinformazione. La libertà di espressione non va confusa con l’assenza di limiti e di rispetto per le persone coinvolte nelle notizie di cronaca e per la verità storica dei fatti. Senza regole non c’è informazione vera, non c’è democrazia”.

L’Associazione siciliana della stampa “condivide l’invito dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, rivolto a tutte le autorità, a verificare se ci si trova davanti a possibili reati e sostiene l’azione che ha annunciato per accertare se sussista il caso di esercizio abusivo della professione”.

Ucsi Palermo: “Palermo inaccettabili”

“Le parole pronunciate dal figlio di Totò Riina sono profondamente offensive per le vittime di mafia e per tutti i cittadini che credono nella legalità. Parole inaccettabili, come inaccettabile è il tentativo, maldestro e non riuscito, di riabilitare un boss sanguinario. Chiediamo, come giornalisti cattolici di Palermo, di rispettare la memoria di chi ha sacrificato la propria vita e agli organi competenti di vigilare su trasmissioni non giornalistiche che, prive di ogni regola deontologica, rischiano di veicolare messaggi sbagliati e pericolosi”. Lo dice Ucsi Palermo, Unione cattolica stampa italiana.

Ecco le parole del figlio di Riina che hanno suscitato l’indignazione della politica siciliana.


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