Palermo – In Italia c’è chi lo considera, non a torto, IL Maestro per eccellenza. L’unico artista che sia riuscito a coniugare sperimentazione e successo pop, spiritualità e classifica, meditazione e cinema d’avanguardia. Franco Battiato è anzitutto uno spirito libero e Temporary Road, il primo progetto cinematografico a lui dedicato, lo spiega e lo racconta da una posizione privilegiata: seguendolo sui palchi del tour di Apriti Sesamo così come negli hotel e nelle stanze esclusive della sua casa di Milo, alle pendici dell’Etna.
Il docu-film in anteprima stasera al Cine Aurora, Metropolitan e Uci Cinema di Palermo.
Ne esce un ritratto completo e confidenziale, intervallato da preziose immagini di repertorio e da altrettanto suggestive riprese live, il tutto senza mai tradire lo spirito composto ed essenziale del musicista siciliano. Su Franco Battiato non è stato mai realizzato prima d’ora un film che ne racconti, in maniera strutturata e analitica, la lunga e articolata traiettoria artistica e umana. Tante interviste; qualche raccolta ricavata dal repertorio delle apparizioni televisive o dei video musicali; molti testi critici o informativi, alcuni anche di grande interesse.
Tanto materiale, insomma, ma misto, sparpagliato e, per certi versi, dispersivo. L’appassionato e l’estimatore che volessero studiare l’arte di Battiato – e i legami di quest’ultima con la biografia del musicista – dovrebbero farlo in maniera autonoma, impegnandosi a ricostruire il lungo cammino (tuttora in pieno e tumultuoso svolgimento) dell’artista siciliano e sforzandosi di comprendere che, come direbbe Battiato stesso, “Il tutto è più della somma delle sue parti”. Per questo Temporary Road intende essere più di un documentario e nasce con il proposito di risultare un vero e proprio film, un lavoro completo che ripercorra le orme di una carriera considerabile, senza alcuna remora, come uno dei tasselli più significativi nel mosaico della musica contemporanea non soltanto italiana.

