Laboratori clinici e qualità |La nota del Fenasp

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La nota ha per oggetto l’ormai annosa questione dell’obbligo dei laboratori clinici di iscrizione al Centro Regionale per la Qualità e di partecipazione alle Verifiche Esterne Regionali, così come ha recentemente ribadito il Consiglio di Giustizia Amministrativa

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CATANIA – Sul sito web del Centro Regionale per la Qualità (CRQ) della Regione Siciliana è comparsa in questi giorni una nota datata 26.3.2015 del Dipartimento Regionale per le Attività Sanitarie e osservatorio Epidemiologico a firma dell’Assessore Lucia Borsellino, del Direttore Generale della Pianificazione Strategia Gaetano Chiaro e dal Dirigente Generale del Dipartimento della Attività Sanitarie e O.E. Ignazio Tozzo. La nota ha per oggetto l’ormai annosa questione dell’obbligo dei laboratori clinici di iscrizione al Centro Regionale per la Qualità e di partecipazione alle Verifiche Esterne Regionali (VEQ) così come ha recentemente ribadito il Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA) con la sentenza n. 106 del 6 febbraio2015. Il contenuto della nota rende palese l’enorme confusione che regna in assessorato sulla questione della qualità dei laboratori clinici ed anziché ricercare una soluzione ragionata (magari condivisa con le Associazioni di categoria) si persevera nel pasticcio con notevole danno erariale e potenziale danno per la salute pubblica!

Così i firmatari della nota provano dapprima a giustificare l’evidente e colpevole immobilismo che da oltre due anni e nonostante le numerose diffide della FeNASP – ha fatto si che nessun provvedimento si assumesse nei confronti delle Strutture non in regola con i nuovi criteri di accreditamento, lasciando – anzi imponendo espressamente! – che le ASP continuassero illegittimamente a pagare prestazioni anche a coloro che tali requisiti di fatto avevano perduto al momento dell’entrata in vigore del Decreto 1629/2012. Successivamente, stravolgendo anche principi cardini del nostro ordinamento giuridico si scrive: “appare congruo adottare nei confronti di strutture che negli anni 2012-2014 non risultavano in regola con gli obblighi di cui all’art. 6 del D.A. 1629/2012 una penalizzazione economica corrispondente al valore delle prestazioni rese per le quali vi era l’obbligo, non assolto, di partecipazione alle VEQ regionali.”.

In tal modo l’Assessorato per la Salute si “inventa” arbitrariamente una nuova tipologia di sanzione che darà origine a centinaia di contenziosi con i laboratori privati accreditati! E sarà altresì interessante capire come questa bizzarra e nuova sanzione verrà applicata ai Direttori di quei – tanti, invero – laboratori di strutture pubbliche anch’esse, in quegli anni, non in regola con iscrizione al CRQ…. Chi pagherà? Tuttavia contraddicendosi lo stesso Dipartimento nello scorso mese di novembre, con nota prot. n. 98782 del 12 novembre 2014 a firma dello stesso Ignazio Tozzo, e in risposta alle legittime osservazioni della FeNASP poi fatte proprie dal C.G.A., affermava testualmente che “qualsiasi sistema sanzionatorio deve fondarsi su alcuni principi fondamentali… quali il principio di legalità, di tipicità, di tassatività, di determinatezza e di gradualità….”.

L’Avv. Ignazio Tozzo deve chiarire questa evidente contraddizione, perché più di qualche dubbio sulla esistenza (con la prevista ”penalizzazione economica corrispondente al valore delle prestazioni rese”) dei menzionati principi sorge spontaneo non esistendo norma di legge che abbia codificato, ad oggi, una tale tipologia di sanzione. Anziché immaginarsi nuovi e improponibili percorsi sanzionatori creando il caos amministrativo (forse volutamente come da voci di corridoio), il Dipartimento deve semplicemente applicare e far rispettare la legge, che prevede in tal caso “la sospensione o la revoca dell’accreditamento” istituzionale per i laboratori non in regola con la verifica esterna di qualità regionale (art. 5, D.A. 463/03). Infatti su 89 laboratori ne sono stati contrattualizzati dall’ASP di Catania soltanto 8 in regola con la VEQ ai sensi dell’art. 6 D.A. 1629/2012.

E’ davvero incomprensibile questa paradossale ricerca di percorsi “alternativi”, che sembrano costruiti più per tutelare l’attuale status quo, premiando di fatto i laboratori che si sono sottratti ad un loro preciso obbligo evitando sin dal 2012 il gravoso pagamento del servizio di verifica esterna regionale della qualità analitica i cui costi erano almeno 10.000 €.. Infine, l’invito alla conclusione dei procedimenti amministrativi già da tempo avviati che riporta l’incomprensibile nota assessorile non presenta certo particolari difficoltà alla loro definizione: si tratta solo di stabilire se ad una certa data i laboratori in questione erano iscritti al CRQ e avevano partecipato alle VEQ regionali.

Tra l’altro si tratta di dati documentali in possesso della stessa Amministrazione sanitaria che può procedere, senza più tergiversare, all’applicazione della sanzione della sospensione o della revoca dell’accreditamento. Il fatto molto grave è che i cittadini accedono oggi inconsapevolmente in laboratori privi di qualsivoglia garanzia di qualità in quanto non controllati dalla Regione con rischio per la Salute Pubblica e notevole danno erariale dato che vengono ancora rimborsati dal Servizio Sanitario Regionale pur senza controllo della qualità delle analisi.

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