PALERMO – “Ai test di Medicina qualcuno ha barato e lo dice il web”. Gli avvocati Francesco Leone e Simona Fell, sono cauti ma ritengono di avere argomenti utili per poter proporre “una class action e un esposto alla Procura della Repubblica per tutelare il diritto allo studio e ridare forza ai sogni di questi ragazzi che desiderano davvero diventare medici”.
Ad affrontare il questionario per accedere a Medicina, quest’anno, sono stati in 59.743 candidati sui 67.005 inizialmente iscritti alle prove. Tra loro, è risultato “idoneo” il 67,7% del totale (40.447 studenti), cioè chi ha totalizzato i venti punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili.
Il dato di coloro che avrebbero truffato è presunto. I furbetti che sarebbero riusciti a usare il cellulare sono un migliaio. A questo numero lo studio legale arriva a seguito di una indagine svolta da un esperto di analisi della rete, Antony Russo. L’Emilia Romagna e la Sicilia fra le regioni che stando alle analisi avrebbero avuto il maggior numero di studenti capaci di violare la vigilanza dei commissari.
“Altri dati significativi – spiegano gli avvocati – riguardano Catania, che è stata la città italiana con il maggior numero di candidati, diciannove, tra i primi cento. Da Palermo non arrivano denunce di questo genere ma piuttosto le solite irregolarità amministrative che come ogni anno affronteremo”.
Gli elementi di prova arrivano grazie a delle analisi sulle ricerche su Google delle parole chiave di alcune domande del test di medicina. Il monitoraggio è avvenuto il quattro settembre fra le 10 e le 13, proprio mentre si svolgeva il test per accedere alla facoltà. Dall’analisi è risultato che alcune parole abbiano avuto dei picchi di ricerca irregolari. Una domanda di logica del test, ad esempio, la numero 9 chiedeva di inserire due numeri nella sequenza 2-3-7-13-27. “Durante l’intera giornata – spiega lo studio di Antony Russo – è stata cercata per la prima volta alle ore 11.33 con picchi di ricerca di ben 100 volte. La probabilità che venga cercata quella specifica serie una sola volta è più basse di quella della vincita massima al superenalotto, una volta su 622 milioni”.
Per citare altri esempi, l’analisi prende ad esempio cinque parole e la ricerca è stata fatta in quattro anni diversi (dal 2015 al 2018) nello stesso momento del test e quindi il 4 settembre dalle ore 11 alle 12.40. Negli anni precedenti il 2018, in questo lasso temporale le ricerche delle parole plasmide, Carta costituzionale, frattale, enzimi di restrizione e gluconeogenesi non sono mai più di quattro. In un ora e quaranta, proprio mentre si svolgeva il test, le ricerche però hanno avuto un picco: la parola plasmide è stata cercata 774 volte e carta costituzionale 107 volte, le ricerche sul frattale sono state 449, mentre quelle sugli enzimi di restrizione 780, infine la parola gluconeogenesi è stata ricercata 1.123 volte. Per fornire un ultimo dato statistico la ricerca sul significato del termine “frattale”, è aumentata del 12.423% in più rispetto alla media giornaliera di ricerche degli ultimi anni.
“Di fronte questi dati – sottolineano Francesco Leone e Simona Fell – riteniamo che la magistratura abbia dati oggettivi per avviare delle indagini. Le ipotesi sono due. O qualcuno ha truffato utilizzando i cellulari oppure c’è stata una fuga di notizie. Il ricorso – proseguono – gli avvocato che sarà proposto in sede penale con il ricorso di una sola persona offesa ma la notizia di reato riguarda tutta l’Italia”. Se le procure dovessero attivarsi per comprendere se ci sono state irregolarità potrebbero facilmente comprendere la natura del caso incrociando le ricerche fra gli indirizzi IP e le reti cellulari.
L’esposto verrà presentato in collaborazione con l’associazione Run (Rete universitaria nazionale) che è intervenuta alla conferenza stampa con l’intervento del rappresentante degli studenti presso il Senato accademico Antonio Di Naro. Il ricorso penale sarà proposto dall’avvocato Andrea Merlo.

