PALERMO – Liberalizzare le droghe leggere, passando da una legge proibizionista a una che ne consenta la produzione e la distribuzione. Il consiglio comunale di Palermo ha approvato una mozione che impegna il sindaco Orlando a sollecitare il Parlamento nazionale perché cambi l’attuale normativa. L’atto, proposto da Alberto Mangano (Mov139) e Antonella Monastra (Pd), è stato approvato con 27 sì, 3 astenuti e nessun contrario.
“La soluzione proposta – si legge nella mozione – consentirebbe l’introduzione di un’imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo e nel breve periodo di promuovere una fase necessaria di transizione e sperimentazione che deve vivere di una ulteriore sedimentazione di una cultura diffusa in ordine alla tollerabilità del consumo di droghe leggere”.
La mozione ha però diviso i partiti come Pd e Forza Italia: gli astenuti sono infatti stati Salvo Alotta del Pd, Giorgio Calì del Misto e Giulio Tantillo di Fi. Il resto dei consiglieri presenti dei dem e degli azzurri ha votato a favore. Approvata anche la mozione sul baratto amministrativo.
LE REAZIONI
“Un segnale importante che giunge da Palermo di contrasto alla criminalità organizzata e di tutela della salute dei consumatori, nonché sottrarre migliaia di giovani alla drammatica esperienza del carcere per il semplice consumo di sostanze stupefacenti – scrive Mangano su Facebook – Adesso bisogna far giungere questo messaggio ai parlamentari perché si impegnino per una rapida approvazione della legge, così come auspicato dal Procuratore nazionale antimafia Roberti. Intanto nei prossimi giorni sarà intensificato l’impegno a raccogliere le firme su un ddl di iniziativa popolare promosso dai Radicali e dall’associazione Luca Coscioni con le stesse finalità della proposta di legge parlamentare”.
“La scelta del consiglio comunale di Palermo di approvare la mozione per la liberalizzazione delle droghe leggere è discutibile: per questo oggi mi sono astenuto, insieme ad altri due consiglieri, mentre in 27 hanno detto sì. Liberalizzare non è la soluzione giusta per contrastare la vendita illegale di sostanze stupefacenti. I dati ci dicono che sempre più minorenni fanno uso di droghe e noi dobbiamo puntare sulla formazione e sulla prevenzione. Non è liberalizzando le droghe leggere che si contrasta la criminalità”. Lo dice il consigliere comunale del Pd di Palermo Salvo Alotta.
“Regolamentare l’uso delle droghe leggere è un atto di civiltà, oltre che di libertà – dice Occhipinti di Comitati Civici – La mozione arricchisce e dà forza a chi oggi ha presentato la proposta di legge in Parlamento. Sottrarre i consumatori al giogo e ai possibili ricatti degli spacciatori è uno degli obiettivi principali, oltre a evitare che sostanze non controllate finiscano col diffondersi. Allo Stato il compito, insieme alle famiglie e alle scuole, di educare i giovani a non ricorrere agli abusi”. “Il baratto amministrativo – continua Occhipinti – è un ottimo strumento per chi sprofonda sempre più nella povertà o ‘semplicemente’ nella disoccupazione. Nell’ottica di nuovi servizi può essere utilizzato anche come forma di “moneta”complementare. Lavorare per il Comune per ottenere “reddito a credito” da usare non solo per le tasse ma anche per acquistare servizi, come ingressi in impianti sportivi o rette di scuole e mense, è un’ottima cosa in tempi difficili come questi”.
“La ‘war on drugs’ è fallita. E’ Necessario attivarsi per legalizzazione droghe cosiddette leggere. Il 50% delle carceri e’ abitata da soggetti arrestati per reati connessi al consumo di stupefacenti. La legge Fini-Giovanardi, già dichiarata illegittima, ha sulla coscienza suicidi nelle carceri e business organizzazioni criminali – dichiarazione Antonella Monastra, consigliera comunale Pd – E’ necessario che il Sindaco e la Giunta si attivino presso il Parlamento affinchè cominci un serio confronto sul passaggio da un impianto di tipo proibizionistico ad un impianto di tipo legale della produzione e distribuzione delle droghe cosiddette leggere.” La mozione è stata formulata dai consiglieri Mangano e Monastra e approvata oggi a maggioranza in Consiglio comunale. Da dati ufficiali risulta che il 20% dei suicidi in carcere avviene fra il 1° e il 7°giorno di detenzione. L’identikit di coloro che si suicidano è quello dei cosiddetti “nuovi giunti”, ragazzi tra i 18 e i 30 anni, con una prevalenza dei più giovani – per non parlare del carcere minorile. Se si considera che nelle carceri italiane il 50 % dei detenuti è costituito da persone che hanno commesso reati legati agli stupefacenti, penso che la legge Fini Giovanardi del 2006, dichiarata illegittima nel 2014 dalla Corte Costituzionale, abbia sulla coscienza molti suicidi di giovani sbattuti in carcere perchè trovati in possesso di uno spinello che superava le dosi imposte da questa legge paternalista e repressiva. Inoltre, con il superamento delle dosi minime previste anche dalla precedente legge, le conseguenze investono allo stesso modo chi fa uso personale di cannabis (con relativi quantitativi) e chi spaccia. Ragazzini spesso ignari delle conseguenze di ciò che fanno sono marchiati a vita , se non finiscono in galera”.

