PALERMO – “Esci partito dalle tue stanze”, avrebbe detto qualcuno. Nel Pd siciliano arrivano i “quarantenni” con un obiettivo preciso: rilanciare il campo progressista lasciandosi alle spalle le discussioni interne al partito. Una trentina di professionisti e amministratori locali tra i trenta e i quarant’anni nei prossimi giorni prenderanno la tessera del Pd. Tra questi c’è Sergio Lima, storico dirigente della sinistra siculo-palermitana e animatore del movimento I Cento Passi di Claudio Fava con cui ha lavorato fianco a fianco negli ultimi cinque anni all’Ars e in commissione antimafia. Lima (che ha già la tessera dem in tasca) e company lanciano un appello e tracciano le coordinate del partito che verrà (attraverso un documento programmatico che spiega il senso dell’operazione). A partire da un cambio di prospettiva.
Il tema dell’utilità del PD
“C’è un grande dibattito sull’identità del Pd il problema reale invece è l’utilità del Pd, un partito che deve riscoprire la propria utilità, cioè questo partito a chi parla? A chi si rivolge? Un partito che non è utile non può vivere nella società”, spiega Lima. “Il Pd ha la necessità di rappresentare qualcuno e in questo momento, al di là della questione dell’identità, non riesce a farlo perché non viene percepito come un partito utile”, aggiunge. E fa un esempio. “I cinque stelle sono il partito che viene votato per il reddito di cittadinanza (anche ma non solo), ma non c’è niente di male. Il reddito è stato utile per molte fasce sociali di questa regione e giustamente il Movimento viene votato. Il Pd ha il problema di non intercettare le classi che vuole rappresentare, soprattutto in Sicilia”, spiega Lima”. La prospettiva però va allargata.
Il campo progressista
“Il centrosinistra esce sconfitto nella società prima ancora che nelle urne. Serve una ricostruzione di senso del Pd e dell’interno campo progressista di questa regione. Un tema che va al di là delle alleanze, che vengono dopo”, continua. E individua le base sulle quali costruire per rigenerare il Pd e l’intero campo del centrosinistra. “Su questo credo sia arrivato il momento di impegnarsi e di favorire una discussione non più rinviabile che riconnetta il Pd con pezzi importanti della società siciliana. Le manifestazioni più grandi che ci sono state in Sicilia in questo periodo sono due: quella dei ragazzi del Friday for future e quella del movimento lgbtq. Inoltre, ci sono tantissime vertenze dl lavoro: queste tre cose devono essere i pilastri di un’iniziativa politica seria. Su questo, io ed altri, interessati alla ricostruzione di un campo, vogliamo impegnarci e costruire iniziative”, spiega Lima.
L’ottimismo della volontà
L’ottimismo della volontà in questo caso non fa da contraltare al pessimismo della ragione. Il perché è presto detto: nella società si muove qualcosa che però i dem non sono riusciti ad intercettare. “Il tema del segretario del Pd interessa zero, E’ inutile discutere di segretari se non capiamo che cosa vuole fare il Pd”, dice Lima. “Siamo convinti che non è vero che c’è la necessità di una traversata nel deserto, in questi anni il Pd si è chiuso all’interno della sua fortezza discutendo quasi esclusivamente solo di se stesso mentre all’esterno fiorivano esperienze importanti: i comitati contro le discariche, il movimento lgbtq, i ragazzi di Friday for future, un movimento antimafia moderno (non più con il torcicollo)”, argomenta. “Fuori dal partito non c’è il deserto, ma la possibilità di imboccare un percorso in cui si possono ricostruire e ritrovare tutti questi pezzi che oggi vedono nel Pd non un possibile interlocutore ma un partito troppo concentrato su se stesso”, spiega Lima. “Questa è la missione che ci siamo dati”, dice. “Fuori non c’è il deserto da attraversare (anzi esattamente il contrario) ma una serie i temi da recuperare, la prima iniziativa alla quale sto lavorando riguarda la fuga dei cervelli, un tema cruciale per la Sicilia e che non ha trovato spazio neanche in questa orrenda campagna elettorale”, sottolinea.
La road-map
La prima iniziativa si farà a Palermo nei prossimi giorni. La road-map prevede altri momenti di confronto ed elaborazione politica a Trapani, Catania e Messina. Ma non finisce qui: l’idea di fondo è che anche il rapporto con il gruppo del partito in Assemblea regionale muti e si costruisca una sinergia nuova e proficua, una sorta di cinghia di trasmissione con l’esterno. “Vorremmo che queste iniziative producano effetti, ad esempio disegni di legge per fare sì che il gruppo parlamentare sia al servizio del partito, lo strumento attraverso il quale il Pd agisce nelle istituzioni ma garantisca la possibilità di costruire delle iniziative, l’utilità della quale parlavo in premessa”, aggiunge.
“Anche perché penso che questa volta il Pd debba veramente mettersi alla guida dell’opposizione, oggettivamente i numeri che ci sono all’Ars consegnano quel ruolo, ma danno l’opportunità al Pd anche in Sicilia di essere un partito di opposizione dura in grado di costruire un collegamento con pezzi della società come il sindacato e il terzo settore”, spiega Lima. “Questo partito deve recuperare la dimensione della discussione pubblica e non mettere al centro della propria iniziativa sempre la discussione interna”, argomenta Lima.
Il documento programmatico
“Siamo uomini e donne a vario titolo impegnati ed impegnate nella politica e nella società. Abbiamo storie diverse ma un sentire comune, ed avvertiamo fortemente, proprio dopo una pesante disfatta politica ancora più che elettorale, la necessità di non rifugiarsi in una ridotta di disimpegno e rassegnazione. I prossimi anni, in Italia e in Sicilia, saranno caratterizzati da un attacco senza precedenti ai diritti, dalla contrazione delle libertà e da una regressione sociale acuita da una crisi economica di cui, ancora, non abbiamo visto tutti gli effetti. L’attacco alla legge 194, alle- già insufficienti- conquiste degli ultimi anni nella lotta contro le discriminazioni, il processo di smantellamento della scuola e della sanità pubblica, il ritorno alla stagione delle privatizzazioni dei servizi, la scomparsa delle misure di contrasto all’esclusione sociale dall’agenda politica sono tutti elementi che non possono vederci semplici spettatori o, peggio, rifugiati dentro a fortezze ideologiche dalle mura sempre più pericolanti.
Per questo sentiamo forte il bisogno di contaminare gli spazi della politica organizzata e di contribuire ad una profonda trasformazione, di idee prima che di uomini e donne, del campo politico progressista nel suo complesso. Per troppo tempo la tattica è stata l’unico terreno di confronto dentro a quello che, ad oggi, è il soggetto centrale del campo progressista. Il pd ha, più o meno scientemente, scelto la via della progressiva riduzione da progetto politico aperto a terreno di scontro tra consorterie e aree interne perdendo di vista il ruolo di motore di istanze progressiste che vivono nella società e che non trovano spazio nell’agenda politica.
Ancora più evidente questo fenomeno appare in Sicilia, dove la discussione ed il confronto è apparso relegato solo agli eletti ed alle elette e ha, sempre di più, tagliato fuori la società nel suo complesso. Il partito democratico, quindi, si è ridotto ad una palude che ha inghiottito modelli virtuosi nelle amministrazioni locali, esperienze positive, entusiasmi, innovazioni rendendo la propria proposta politica marginale e limitandosi ad una discussione solo sulle alleanze. Una dimensione della politica che ha fatto, nella percezione comune, perdere il ruolo stesso del partito democratico e che ha impedito, spesso, quella vitalità che rimane condizione necessaria per la crescita politica di una comunità. Il Pd si è rivelato respingente, ostile, liturgico. Attento all’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti e non al cambiamento necessario. Regalando, in tal modo, lo spazio dell’alternativa. Dalle macerie del voto del 25 settembre non si esce, quindi, semplicemente con la liturgia della conta o pensando di proseguire, magari con altri nomi, le tappe di una strada che da anni porta sempre e solo alla sconfitta. Culturale, sociale e quindi elettorale.
Sentiamo l’esigenza di partecipare, e se del caso stimolare, una discussione profonda. Che riguarda l’intero campo “progressista” partendo dalla nostra regione e dalle nostre città. Un processo di profonda trasformazione ci appare condizione indispensabile. E di questo processo vogliamo essere partecipi. Lo vogliamo fare non iscrivendoci ad una corrente o con l’obiettivo di costruirne una magari più attraente o semplicemente più a sinistra, non è questo il nostro obiettivo e ciò per cui intendiamo spenderci. Vogliamo contribuire a rompere logiche e consuetudini, in campo aperto senza scorciatoie che prevedano una ritirata nelle confortevoli e asfittiche mura delle nostre certezze e senza pensare che il tema sia solo quello di una costruzione più grande ma che vive isolata dalla società. Nel campo aperto c’è la nostra sfida, sfida che lanciano al pd e all’intero campo progressista. Senza attraversare deserti ma anzi consapevoli che proprio fuori dalle asfittiche dinamiche interne ci sia una ricchezza e vitalità che va sostenut,. una nuova generazione che fa della difesa dei diritti del lavoro e delle persone dell’ambiente un comandamento laico ed etico sta sbocciando chiedendo spazio ed ascolto. Vogliamo partecipare una discussione politica che parta, quindi, dai temi e dall’entusiasmo di un mondo che vuole far vivere speranze e non paure, che reclama battaglie di civiltà e non difesa dello status quo, anche dentro la politica. Nel campo aperto vediamo le motivazioni per continuare il nostro impegno, con una generosità e una solidarietà che troppo spesso non hanno trovato spazio. In questo campo noi vogliamo aiutare il Pd- e con lui l’intero spazio progressista- a riscoprire il senso del proprio ruolo. Per cambiare tutto, a partire da noi.
Aderiamo quindi al partito democratico non per cercare una casa ma per costruirne una nuova per tutti e per tutte. Una casa senza mura ma che sappia essere luogo e spazio di incontro, attraversata da nuove esperienze e capace di restituire speranza ad una comunità, pensiamo molto più grande del consenso elettorale ricevuto fino ad ora, che vuole costruire il futuro di questa regione e del nostro paese. Una sfida a noi stessi, alle nostre storie. Una sfida che si può vincere solo costruendo comunità con umiltà e determinazione. E con quell’allegria che troppo spesso è mancata, l’allegria di essere protagonisti e protagoniste del mondo che cambia”.

