SIRACUSA – Ora l’attività della discarica Cisma di Melilli è del tutto sospesa: sospese le commesse, interrotto dalla Regione, in via cautelativa, anche il conferimento dei rifiuti solidi urbani dei comuni del Siracusano. Cominciata, quindi, la verifica dei documenti relativi alla gestione e soprattutto ai procedimenti di smaltimento dei rifiuti. Il tribunale di Catania ha nominato i due amministratori giudiziari della discarica: sono Francesco Carpinato, avvocato, e l’esperto ambientale Francesco Lovetere. E per il sito di contrada Bagali, epicentro del terremoto giudiziario sul presunto smaltimento illegale di rifiuti pericolosi che ha portato all’arresto di 14 persone tra cui i due proprietari, Antonino e Carmelo Paratore, accusati di contiguità con le cosche catanesi, si è aperta una nuova fase.
“Il sequestro sinora ha colpito le quote societarie – spiega Carpinato -. Adesso è il momento dell’acquisizione di tutta la parte documentale. In questi giorni siamo stati sul posto con i carabinieri del Noe a questo scopo. Sospesa l’attività della discarica e con essa l’arrivo di nuovi materiali, ora, anche sulla base dei documenti acquisiti, avvieremo le verifiche dal punto di vista ambientale. C’è da capire se fossero compatibili o meno, con il rispetto delle leggi in materia, i processi di smaltimento dei rifiuti realizzati in quel sito”.
I due amministratori giudiziari hanno già incontrato i dirigenti dell’Arpa Siracusa per un confronto sulla base della documentazione acquisita in azienda. Alcuni di loro figurano all’interno delle 98 pagine di ordinanza che riassumono le indagini della Procura catanese, sulla base delle quali sono scattati i provvedimenti giudiziari. Secondo quelle pagine l’Arpa di Siracusa aveva espresso più volte critiche sulla validità del trattamento di alcuni rifiuti. In particolare sul trattamento di inertizzazione dei rifiuti pericolosi, ossia quel processo che dovrebbe rendere innocui i rifiuti prima di essere abbancati in discarica. Sulla base di questi controlli la Cisma s’era vista sospendere per qualche mese l’attività di trattamento “dubbia”, ma poi, sempre secondo gli investigatori, avrebbe riottenuto le autorizzazioni grazie all’aiuto di funzionari regionali “infedeli”. Secondo questa ricostruzione, in quel sito sarebbero stati sotterrati illecitamente rifiuti pericolosi, con conseguenze tutte da verificare su suolo, sottosuolo e falda.

