Il video di Lampedusa ha provocato un coro sdegnato, nato dallo schiaffo di quei corpi in fila per la doccia, esposti, non rispettati. Ma adesso – passata la piena dei commenti iniziali – lo sdegno dovrebbe essere rivolto agli indignati professionali. Lunghissimo l’elenco: a cominciare dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, per finire al sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. Non serve a niente l’esibizione della coscienza offesa, se non si ha l’onestà di riconoscere che quelle cartoline da campo di concentramento nel cuore dell’Europa, mostrano la radiografia di uno stato di necessità, in penuria di mezzi e risorse.
Nessuno ha il diritto di fare il controcanto morale agli uomini che a Lampedusa lottano e lavorano. Nessuno può criticare dalla poltrona di casa un riquadro colto in tv, se resta un’immagine emozionante, non sbocciata in una riflessione. Quando c’è una trincea, la possibilità di una critica spetta soprattutto a chi laggiù combatte, buono o cattivo che sia, con le sue ottime attenzioni e i suoi pessimi errori. Gli assenti, che non si misurano col dramma concreto e sputano sentenze, potranno restare assenti, come hanno sempre fatto.
Ed è un discorso che vale per la signora Boldrini, per i moralisti, per coloro che intendono lucrare politicamente sull’accaduto.
Le persone semplici che si sono sentite violentate, hanno ragione, se lo choc è stato un modo per avvicinarsi a una umanità distante. Ora, serve lo scatto di un’attenzione superiore. Se entri una volta nel mondo, se ci entri davvero, perché uscire dalla porta di servizio? Il giornalista che ha raccontato la storia e il suo testimone hanno scritto una pagina di cronaca civile.
Per il sindaco, Giusi Nicolini, vale una riflessione a parte. L’abbiamo ammirata con tutta la sua caparbietà nei giorni tremendi di una tragedia incancellabile. Per questo non accettiamo che si proponga nella massa a-critica del lamento facile. Il sindaco sa perfettamente di che si tratta. Conosce le condizioni di vita e di battaglia a Lampedusa. Dunque, è giusto aspettarsi che affronti per quanto possibile il problema al netto della retorica, con la sua etica di ampio respiro. Sperando che un quarto d’ora di involontaria e tragica celebrità non abbia trasformato una donna di valore in una professionista della politica.

