Lo Zen, Palermo e la responsabilità che non possiamo più rinviare

Lo Zen, Palermo e la responsabilità che non possiamo più rinviare

La riflessione del presidente di Sicindustria

A distanza di alcuni giorni dall’omelia pronunciata allo Zen dall’arcivescovo Corrado Lorefice, vale la pena tornare su quelle parole con la lucidità che impone la responsabilità pubblica. E quando una città viene chiamata in causa nel suo insieme, nessuno può pensare di restarne fuori. Nemmeno — e forse soprattutto — chi rappresenta il mondo dell’impresa.

“Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio è un balordo, è un nulla, un meschino”, come ha detto l’arcivescovo. Ma quei colpi non nascono dal vuoto. Sono il segno più brutale di fratture profonde, di disuguaglianze stratificate, di quartieri lasciati ai margini per decenni. Pensare che il tema riguardi solo l’ordine pubblico è un errore che Palermo ha già pagato troppe volte.

Sicurezza, legalità e sviluppo non sono compartimenti stagni. Senza legalità non c’è impresa. Senza lavoro dignitoso non c’è sicurezza. Senza inclusione sociale non c’è crescita economica. È una verità scomoda, ma ineludibile. Anche il sistema produttivo è chiamato a fare la propria parte, non per sostituirsi allo Stato o alle istituzioni, ma per affiancarle e rafforzarne l’azione, ciascuno nel proprio ruolo. Un’economia sana ha bisogno di una città sana. E una città che accetta l’esistenza di quartieri-ghetto è una città che rinuncia al proprio futuro.

Lo Zen non è un corpo estraneo a Palermo. È Palermo. Così come lo sono l’Albergheria, Borgo Nuovo, Borgo Vecchio. Continuare a considerarli periferie “altre” significa alimentare quella distanza che diventa terreno fertile per la marginalità e, nei casi peggiori, per la criminalità. Per questo è giusto raccogliere l’appello che arriva da quella chiesa gremita di cittadini, associazioni, operatori sociali. Basta slogan. Basta presenze episodiche. Servono continuità, responsabilità condivise e azioni concrete. È giusto riconoscere che, negli ultimi anni, alcuni passi in avanti sono stati fatti. Ma è ancora troppo poco.

Come Sicindustria riteniamo necessario un confronto strutturato e permanente tra istituzioni, imprese, scuola, università, Chiesa e terzo settore, così da tradurre le analisi in azioni concrete. La formazione deve esserne il primo pilastro: orientamento, competenze, percorsi che consentano ai giovani di costruire un futuro possibile. Non si tratta di un gesto riparatorio né di un esercizio di testimonianza. È una scelta strategica. Lo Zen riguarda Palermo nel suo insieme. E il mondo dell’impresa, se vuole continuare a essere un motore di sviluppo, non può sottrarsi a questa responsabilità condivisa.

Luigi Rizzolo
presidente di Sicindustria

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