Il caso Armao e 'l'ora legale'

L’ora legale e la crisi in Sicilia

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Il caso Armao. Cosa significa davvero
IL CASO ARMAO
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Il pendolo nello studio del professore Armao, – al netto di accuse che non sono sentenze, col necessario diritto di replica e difesa – ha già infiammato la suggestione popolare. C’è chi, per capacità di incidere sulla storia, prima ancora che sia definitivamente compiuta, l’ha messo insieme ai famosi cannoli di Totò Cuffaro, in una galleria delle memorie incisive. La tentazione ci ha sfiorato. Ma, per sostanza e forma, sono cose diverse.

Non c’è comunque dubbio sulla circostanza che quel pendolo sia entrato, alla stregua di un inossidabile ospite, nel discorso pubblico degli articoli di giornale, nei post sui social e nelle rituali chiacchiere da bar. Chi legge e commenta viene attratto dalla carica di una narrazione in rilievo – i soldi nell’orologio, secondo, appunto, l’accusa – che condensa in sé lo sconcerto per la nota cronaca di presunta corruzione. Il pendolo, suo malgrado, superstar indica il superamento di un limite nella percezione di quasi tutti.

Gaetano Armao
Gaetano Armao

I siciliani non ne possono più

L’ora legale, nel senso dello sviluppo giudiziario, farà il suo corso e lo racconteremo. Intanto, raccontiamo il dato di una crisi: i siciliani non ne possono più, sono stremati e arrabbiati al cospetto di una lunga serie di inchieste e contestazioni che hanno dato, di riflesso, un colpo quasi definitivo alla credibilità del sistema.

Con o senza pendolo, i siciliani soffrono per i privilegi delle caste, a qualunque titolo, specialmente in un periodo così travagliato, per una politica, con i suoi allegati, incapace di una prova lampante di sobrietà, misura, limpidezza. Ci pare un dato palese, ben oltre le usuali consuetudini del ‘chi c’è ppi mmia?’.

La questione morale esiste, ma…

E torniamo alla questione morale, più volte da noi sollevata, un arnese considerato utile, se c’è l’occasione di trarne buoni auspici elettorali, altrimenti non serve, oppure, addirittura, ‘fa danno’. Il panorama disastrato coinvolge massimamente il centrodestra che governa la Regione: è una evidenza. Il richiamo generale andrebbe ascritto a tutti.

La Giunta, nel frattempo, ha approvato un disegno di legge per disciplinare i rapporti tra lobby e pubblica amministrazione. “Il risanamento morale delle istituzioni è una responsabilità che la politica deve assumersi fino in fondo – ha detto il presidente Schifani –. I recenti fatti di cronaca giudiziaria rendono ancora più urgente rafforzare la prevenzione”. Un provvedimento a cui va obbligatoriamente aggiunto un rinnovato contesto virtuoso. Le opposizioni hanno ironizzato sulla tempistica e su tutto il percorso che ha condotto all’esito.

Palazzo d'Orleans notte

Crisi politica e questione morale

La spirale della sismologia politica del centrodestra siciliano, con Palazzo d’Orleans al proscenio, è destinata ad attorcigliarsi, non tenendo presente il punto. Ci vuole una svolta radicale, dopo un approfondito esame di coscienza, qualcosa che offra la sicurezza di un cambiamento inderogabile dei costumi. Ci voleva già mesi fa. La coalizione al comando, con i suoi palazzi di riferimento, avrebbe dovuto interrogarsi in profondità e agire. Adesso nulla è rimandabile.

Il dibattito, assai aspro, in Forza Italia merita la massima considerazione. La sorte di un governo chiama in causa l’interesse generale. Al tempo stesso, pensiamo che l’orizzonte sia molto più ampio e che non debba subire l’offuscamento di contingenze particolari. Non ci sono rendite di potere, casomai esigenze di servizio. Non ci sono battaglie di retroguardia, c’è una scacchiera complessiva da bonificare.

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O si procede così, affrontando ‘di petto’ la questione morale con chiarezza, oppure il prossimo rintocco di quel pendolo immaginifico segnerà l’avvento della più completa sfiducia, se già non è accaduto. Un risultato catastrofico, con una postilla. Nessuno vince davvero in un colpo d’occhio di macerie.

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