PALERMO- La prima volta allo stadio. Cos’altro vale la pena di ricordare? Il primo bacio. Il primo gelato in coppia: due cuori e un po’ di panna. Il primo sguardo di tuo padre, quando capisci che ti vede come un uomo. Il cielo stellato sopra di te. Un pallone che non smette di rotolare dentro di te. E ognuno la racconta a modo suo quell’avventura appiccicata all’anima.
Roberto Garofalo, medico e scrittore per LiveSicilia.it: “Era il 1969. A mio padre regalarono due biglietti. La partita, un’amichevole, era Palermo-Torpedo Mosca. L’unica immagine che fino a quel momento avevo negli occhi era quella delle partite in tv; il bianco e nero. Quindi mi colpì moltissimo il verde del campo, reale, acceso. E mi colpì il fatto che non c’era nessuna telecronaca. Sentivo perfettamente i colpi sul pallone, i fischi dell’arbitro, distinguevo alcune voci scomposte dei giocatori e il fortissimo vociare di chi mi stava accanto. Il mio posto era in gradinata, piuttosto basso, a contatto quasi con il campo. Fu così che quando Tanino Troja segnò l’unico gol della partita, venne a festeggiare vicinissimo ai nostri posti. Ma io ebbi la netta sensazione che avesse segnato solo per me”.
Carlo Amenta, professore: “Palermo contro il Perugia anni 80. Serie B. Mi ci portò il papà del mio migliore amico, per me sempre e per sempre ‘lo zio Andrea’. Ero un bambino. Nel Perugia giocava uno che si chiamava Amenta con cui non c’era un grande rapporto per questioni pregresse. Per questa ragione tutti aspettavano di fischiarlo. L’allenatore del Perugia lo tenne in panchina ma a un certo punto decise di farlo entrare. Appena si alza dalla panchina tutto lo stadio comincia a fischiare e comincia a cantare: ‘Amenta sei un cornuto! Amenta sei un cornuto!’. Io mi giro preoccupato e mi metto a piangere disperato convinto che ce l’avessero con me. Il povero zio Andrea riuscì a consolarmi e restai a vedere la partita fino alla fine. Mi innamorai per sempre di quel rosanero”.
Giuditta Perriera, attrice: “Anno 1981. Io e la mia amica, due ragazzine, accolte dagli ultras. Il Palermo segnò. Gol! Uno di loro mi prese e mi sollevò in aria, dandomi un bacio. Passammo l’intera partita abbracciati, facendo salti di gioia. Tornai a casa planando, credo. E mi imbattei in mio padre che mi chiese: ‘Ti sei divertita?’. Ed io: ‘Bellissimo, papà. Un partita favolosa. Il Palermo ha fatto tre gol!’. ‘Ma che dici – ribatté mio padre ridendo – ma se ne ha fatto uno solo! Che partita hai visto?’. Ero basita. Ero davvero convinta di aver visto segnare tre volte il Palermo. Poi, poggiando i piedi a terra, realizzai. Tre, sì. I baci, però”.
Il rosanero, due colori, come se fossero uno. E in mezzo tutte le storie del mondo. Basta aprire il libro e leggerle.
Marco Feo, attore: “Era il 1971. I miei genitori mi fecero una proposta: ‘Ogni tre ‘sette’ che porterai a casa da scuola, potrai andare allo stadio’. Mi impegnai e finalmente al terzo sette chiesi il conto. Quella domenica i miei non erano disponibili, ma essendo una promessa, mia nonna Adrienne, che era fiamminga, si offri di accompagnarmi. E così fu. Un’emozione indelebile. La partita era Palermo-Sorrento. Nel secondo tempo, ancora sullo zero a zero venne giù tanta acqua e poi una grandinata che durò fino a tre minuti dalla fine, quando il Palermo andò in gol con Bercellino proprio sotto la curva dove io e la nonna insieme ad altre migliaia di persone eravamo accovacciati nonostante pioggia e grandine. Sulla strada verso casa non feci che parlare con lei di quella partita sognando che almeno lei mi capisse. E lei mi capiva”.
Delia Romano, funzionaria: “Era il 1972 e io ero bambina ma oltre alle bambole ammiravo anche gli eventi sportivi che mio padre seguiva in tv. Lui non era abbonato ma quell’anno il Palermo aveva una squadra fortissima. Fu un suo amico e collega che lo convinse ad assistere, quella domenica, a Palermo-Perugia. Le emozioni che ricordo furono la folla fuori e dentro lo stadio e il gioco. Io mi innamorai subito del bel Sandro Vanello e ci rimasi male quando l’amico di papà dichiarò che per lui era una atta morta. Il Palermo vinse con gol del mitico Favalli dai calzini abbassati e quella partita è entrata nel mio cuore con i suoi colori e lì è rimasta per sempre”.
Maurizio Marguglio, psichiatra, uno che se ne intende di cose in viaggio tra il cervello e il cuore: “Era un Paermo-Ternana. L’emozione più forte che rammento come se tutto fosse accaduto appena ieri è il verde del prato e il profumo dell’erba..”.
Chiunque l’abbia sperimentato ritorna bambino, quando si compie il sacramento dell’ingresso allo stadio. Oggi il Palermo torna a casa sua e ricomincia dal suo prato, dai suoi profumi, da un’altra prima volta. C’è altro che valga la pena di fare in questa domenica di fine estate?

