PALERMO – “Quelli diventano dei cornuti… per scendere al di sotto dei due euro dobbiamo chiedere il permesso a lui”. Era il 2005 e un venditore di ciliegie intercettato spiegava che qualcun altro e non lui aveva stabilito il prezzo di vendita della merce.
Tredici ani dopo arriva la confisca del patrimonio di Angelo e Giuseppe Ingrassia, comprese due cooperative che lavoravano all’interno del Mercato ortofrutticolo di Palermo: La Rinascente e Nicola’s Ortofrutta di Sicilia. Secondo la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, le due coop sarebbe state l’avamposto di Cosa nostra al Mercato.
Dal 2005 ad oggi le cose sono cambiate. Due anni fa un gruppo di imprenditori uscì allo scoperto. “Il Mercato è popolato di gente che fatica duro e rispetta le regole”, raccontarono a Livesicilia i rappresentanti dell'”Associazione commissionari e commercianti del Mercato ortofrutticolo” che raccoglie una cinquantina dei 73 operatori che lavorano all’interno della struttura di via Montepellegrino.
Fino a quando c’era in circolazione Salvino Madonia, boss di Resuttana, il mercato era davvero cosa loro. Poi lo arrestarono e condannarono all’ergastolo per una serie di omicidi fra cui quello dell’imprenditore Libero Grassi e l‘ingerenza mafiosa sull’intero mercato è cominciata a scemare. Alcune cooperative, però, hanno consentito ai Galatolo, subentrati ai Madonia, di esercitare la loro influenza.
Il loro referente sarebbe diventato Giuseppe Ingrassia, indicato dagli investigatori della Dia, come il “collettore per la raccolta del pizzo” tra gli operatori. Nel suo stand si organizzavano pure dei summit fra mafiosi. In uno di questi fu stabilito che sarebbe stato Ingrassia a fornire la frutta a diverse caserme dei militari.

