PALERMO – Erano pronti a tutto pur di risolvere la faccenda con l’Asp di Messina. Persino a pagare una tangente da 20 mila euro a Salvatore Iacolino. Raccolsero pure i soldi, anche se Carmelo Vetro pensava di fare la cresta sulla mazzetta. Sono entrambi di Favara.
Iacolino è uno dei longevi e influenti manager della sanità pubblica con una parentesi da europarlamentare di Forza Italia e un paio di altre candidature non andate a buon fine. Vetro ha scontato una lunga condanna per mafia. È stato il boss del popoloso centro in provincia di Agrigento. Nelle intercettazioni emerge con chiarezza che ha cercato di costruire il rapporto con Iacolino per l’importanza del ruolo di quest’ultimo. Iacolino, invece, davvero non sapeva – come sostiene – che il compaesano Vetro fosse un mafioso e figlio di un capomafia morto all’ergastolo?
“L’appoggio di Salvatore Iacolino”
La Sisco di Palermo, la squadra mobile e la Dia di Trapani ricostruiscono “l’appoggio di Salvatore Iacolino, richiesto da Carmelo Vetro nell’interesse di Giovanni Aveni” per l’accreditamento con l’Asp di Messina della “Arcobaleno Impresa Sociale” di Barcellona Pozzo di Gotto. Vetro è stato arrestato per corruzione assieme a Giancarlo Teresi, dirigente dell’assessorato regionale alle Infrastrutture. Anche Aveni rischia l’arresto. Il Gip deve sciogliere la riserva dopo avere svolto l’interrogatorio preventivo.
Aveni voleva tagliare fuori la concorrente Anfild a cui era legato da interessi economici (la Anfild ha sede in un immobile di Aveni ndr): “Diciamo che io avevo fatto un centro di riabilitazione… convenzionato…. questa associazione c’erano dodici soci fittizi… di cui due erano miei…”.
Le cose non erano andate bene: “… adesso gli ho fatto lo sfratto… entro il trenta settembre deve lasciare…”. Poi Aveni confidava a Vetro il suo obiettivo: “Io voglio ricominciare a fare la pratica… perché i locali ce li ho… sono autorizzati li debbo di nuovo ri-autorizzare con l’Asp di Messina… dopodiché io una volta che ho l’autorizzazione debbo chiedere l’accreditamento… se lui è ancora là… la potremmo sollecitare…”.
“Lui” era riferito a Iacolino. Aveni sperava nell’aiuto del manager, allora dirigente della Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Sanità: “Anzi io sto tentando… di fargli togliere l’accreditamento…” per subentrare con una nuova società che “già l’ho costituita…”.
Messaggi e chiamate a Iacolino
E così Vetro, a partire dal mese di luglio 2025, si attivò con messaggi e chiamate WhatsApp indirizzati a Iacolino. Una mattina andò a trovarlo in assessorato: “… praticamente questi hanno acceso una lite perché questi non gli pagavano l’affitto ecc… ecc.. dopo otto anni quello li ha sfrattati…”, raccontava Vetro a Iacolino che gli disse di invitare Aveni per l’indomani ad un evento pubblico: “… si presenta a mio nome… lui mi conosce?… domani Cuccì (Giuseppe Cuccì, direttore generale dell’Asp di Messina ndr) è con noi a Patti…. ci dà la mano e gli dice… ci vediamo lunedì…”.
Il 25 luglio non andò come previsto: “Buongiorno Direttore. L’ing. Aveni è venuto a Patti, ma per la confusione non è riuscito ad avvicinarsi. A questo punto, se è possibile, colgo la possibilità che mi aveva prospettato lei cioè d’avere un appuntamento con il dg. Grazie mille per la disponibilità”, scrisse Vetro.
Iacolino gli fece un altro nome: “Giancarlo Niutta. Sentilo lunedì… lui è il direttore amministrativo ed è con me. Sentitelo lunedì mattina… A mio nome”. Vetro lo fece sapere ad Aveni che ci rimase male “… perché quel nome che tu mi hai dato che io conosco… è quello che mi ha messo un poco in difficoltà… hai capito?”.
Incontro in assessorato
Una mattina Aveni raggiunse Iacolino all’assessorato alla Sanità in piazza Ottavio Ziino, a Palermo. Il tema era sempre lo stesso: l’accreditamento dell’Arcobaleno. Iacolino prese il telefono e chiamò “Pinuccio”: “Pinuccio ascolta c’è sta lettera che abbiamo mandato noi a luglio… sulla situazione Anfild… è stato fatto lo sfratto… continua ad erogare prestazioni sanitarie per il sistema che voi pagate… dovreste porvi il problema no?… è una questione cioè… io ti mando la nota… in verità loro non sono più abilitati ad erogare prestazioni e dovrebbero rilasciare l’immobile”. Pinuccio verrebbe identificato in Giuseppe Cuccì.
Niente da fare, la situazione non si sbloccava e Aveni tornò in assessorato. “Sì ma se l’Asp resta inerme in questa situazione… voi potete intervenire?… revocando il decreto di accreditamento…”, chiedeva a Iacolino. “… quella è l’extrema ratio…”, ripondeba il manager che suggeriva di fare una “lettera… articolata… circostanziata…”.
“Non si vende con noi”
Appena uscito dagli uffici regionali Aveni informò Vetro che era disposto a fare “qualsiasi cosa”, anche a pagare una tangente che però Vetro non riteneva necessaria: “Lui con me questo discorso non lo fa… perché non si vende con noi per questa… lo faccio lo faccio… poi magari chiede delle cose dico va… da qual punto di vista no… non ci sono promesse… la fa la cosa è uno di parola e la fa…a prescindere… poi se lui mi dice guarda fammi lavorare due persone tre persone son fesserie sono proprio fesserie stiamo parlando… è già successo fai lavorare a questo…”.
La cresta sulla mazzetta
Il 20 ottobre 2025 Vetro tornava a scrivere a Iacolino che rispondeva: “Sono già intervenuto nei confronti dell’Asp di Messina. Ciao”. Il 28 ottobre Vetro e Aveni si incontrarono allo svincolo autostradale di Buonfornello. All’indomani Vetro fece il resoconto al fratello Salvatore e al cognato Antonio Lombardo.
Pensava di mettersi in tasca la metà dei soldi messi a disposizione di Aveni: “… mi vuole dare 20 mila euro per quel discorso… ora… io non ce li porto tutti… gliene porto metà e metà ce li dividiamo noi… io penso che glielo fa…anche perché c’è mischiato un altro fratello, che è il dirigente Asp, che è amico suo… di Iacolino, ma è fratello nostro…”. Il riferimento sarebbe al direttore amministrativo Giancarlo Niutta.
I soldi nelle “botole”
“Allora io direi diecimila li conserviamo…”, aggiungeva Vetro mentre si sentiva in sottofondo il rumore del conteggio delle banconote: “Cinque… sei… otto… nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici…”. Avevano il problema di nasconderli “quando fanno le perquisizioni… ma lì è sgamabile… non hai le botole tu?… no io ho un posto dove nascondere…”.
Il 22 gennaio 2026 Vetro tornava a chiedere informazioni a Iacolino che rispondeva: “… siamo in attesa della comunicazione di Cuccì, richiamato stamani ma senza ancora il dovuto riscontro…”. Il 26 gennaio 2026 Iacolino incalzava Cuccì sulla pratica della Arcobaleno. “… buttana la miseria… mandamela…”.
Quando il 29 gennaio si seppe che Iacolino sarebbe andato a ricoprire il nuovo incarico di direttore generale del Policlinico di Messina, Vetro mostrò preoccupazione: “Spero però che questo non vado a inficiare il decreto che tanto aspettiamo…”.
Ne riparlarono al bar Queto ad Agrigento: “….non mi scrivere al telefono… non dovete essere impazienti… ci stiamo lavorando”. Il manager tranquillizzava Vetro di cui – così ha detto – non conosceva il passato mafioso che gli è costato una pesante condanna.
Anche a Messina avrebbe potuto seguire l’iter burocratico, visto che avrebbe ritrovato Cuccì che “è persona disponibile…”. In ogni caso c’era sempre qualcuno fidato a cui rivolgersi nel vecchio ufficio a Palermo. Tutte le conversazioni sono finite agli atti dell’inchiesta, anche quelle in cui si parla di campagne elettorali.

