Mafia, maxi-confisca a Carini | Sigilli a un patrimonio da 160 milioni

Mafia, maxi-confisca a Carini | Sigilli a un patrimonio da 160 milioni

L'operazione è stata condotta dalla guardia di finanza, su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale.

Il blitz in provincia di palermo
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PALERMO- Sono le due facce della mafia di una parte della provincia di Palermo. Quella provincia che ingloba i comuni compresi fra il capoluogo siciliano e l’aeroporto di Punta Riesi e che per anni è stata sotto il giogo del boss Salvatore Lo Piccolo.

Da un lato l’uomo d’onore di Torretta, Vincenzo Pipitone, e dall’altro l’imprenditore, Lorenzo Altadonna, di Carini, che strizzava l’occhio alla mafia nei suoi affari. E che affari, a giudicare dalle cifre. Oggi per loro scatta la confisca di un tesoro da 160 milioni di euro costituito da imprese, complessi aziendali, quote societarie, fabbricati, terreni, autoveicoli e disponibilità finanziarie. L’operazione è stata condotta dalla Guardia di finanza di Palermo, su disposizione della sezione Misure di prevenzione del Tribunale, a seguito di indagini economico-patrimoniali svolte, sotto la direzione della Procura di Palermo, dal Gruppo d’investigazione sulla criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di polizia tributaria.

Il boss, 57 anni, nel 1985 era già un sorvegliato speciale. Su di lui pesava il sospetto di appartenere alla famiglia mafiosa di Carini. Che facesse parte del clan mafioso sarebbe emerso con chiarezza vent’anni dopo. Nel giugno 2006 per lui scattarono le manette con l’accusa di avere diretto la famiglia mafiosa di Carini. Aveva preso il bastone del comando del fratello, Giovan Battista, anche lui finito in manette. Un anno dopo la posizione processuale di Vincenzo Pipitone si aggravò: arrivarono anche le accuse di avere condizionato una serie di lavori pubblici, di avere imposto il pizzo a commercianti e imprenditori di Carini e di avere riciclato fiumi di denaro sporco. E di denaro sporco ne aveva accumulato parecchio tanto da potersi consentire il lusso di una villa che da sola vale un milione di euro. Anche questa è stata confiscata.

Altadonna, 51 anni, nel 2007 venne indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. Finì pure in carcere ma dopo una pesante condanna in primo grado (12 anni) venne assolto in appello. Per lui scattò la sorveglianza speciale, ma soprattutto l’indagine patrimoniale. Se la sua presunta contiguità al clan mafioso non bastò per una condanna, fu ritenuta sufficiente prima per sequestrargli e ora per confiscargli un patrimonio che supera il milione di euro.

 

 


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