BRONTE. Guanti, sacchi neri, pale, rastrelli, punteruoli, centinaia di volontari e il loro fermo proposito di lanciare con l’esempio un monito ai tanti deturpatori di un bene, l’Etna, dal 2013 Patrimonio dell’Umanità. Per il terzo anno consecutivo è stata questa la formula vincente di “Meglio Parco che sporco”, l’iniziativa lanciata dal Parco dell’Etna che in un assolato sabato mattina ha visto l’adesione entusiasta di sedici dei suoi venti comuni (due in più rispetto alla scorsa edizione) e la mobilitazione di amministratori, associazioni, scuole, ditte di smaltimento rifiuti, marines di Sigonella, semplici cittadini di tutte le età e quest’anno anche degli ospiti del centro SPRAR (Sistema per richiedenti asilo e rifugiati) di Bronte.
Bonificate decine di siti di scarico incontrollato di rifiuti, rimossi oltre centocinquanta pneumatici, centinaia e centinaia i sacchi riempiti e raccolti. È il quadro che emerge dai primi dati. Ma se da un lato le cifre testimoniano la riuscita della giornata di sensibilizzazione, dall’altro dimostrano come il problema sia lontano dall’essere definitivamente risolto. Eppure, ha affermato soddisfatta la presidente del Parco dell’Etna, Marisa Mazzaglia, “in alcuni siti dove l’intervento si ripete da tre anni abbiamo trovato meno rifiuti. Probabilmente ‘Meglio Parco che sporco’ comincia a produrre qualche miglioramento”.
“Credo che a dire grazie sia in primis il territorio” ha commentato la presidente del Parco. E la natura ha di certo ripagato i tanti volontari, offrendo loro una giornata primaverile che ha agevolato le operazioni di raccolta. Profonda la riconoscenza di Marisa Mazzaglia verso tutti coloro che hanno deciso di spendere il loro sabato mattina a raccogliere rifiuti di ogni genere. Un plauso è andato anche a tutti quei comuni che negli anni sono riusciti a sviluppare una maggiore autonomia nel coinvolgere il proprio territorio e nel coordinare le diverse realtà di volontariato. All’appello Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Milo, Nicolosi, Pedara, Piedimonte Etneo, Ragalna, Randazzo, Sant’Alfio, Santa Maria di Licodia, Trecastagni e Zafferana Etnea. E anche alcune scuole hanno deciso di fare la propria parte, facendo scendere in campo i propri studenti per quella che, come ha commentato il sindaco di Randazzo, Michele Mangione, è stata “per loro di certo una giornata edificante ma allo stesso tempo triste per i tanti sacchetti raccolti”. Diversi i siti bonificati dagli istituti “Casella” di Pedara, “De Amicis” e “Mazzei” di Randazzo, “De Roberto” di Zafferana Etnea e “Archè” di Catania.
“Meglio Parco che sporco’ rimarrà un evento annuale, ma il suo metodo credo che verrà esportato ed accolto all’interno dei singoli comuni. Dovunque stanno già nascendo i suoi germogli”. Speranze, queste della Mazzaglia, che già trovano conferma in tanti territori, come testimoniano, nelle sue parole e per riportare qualche esempio, le neoistituite Consulte dell’ambiente a Pedara o le Guardie ecologiche volontarie a Nicolosi. Ma anche a Bronte e Randazzo già si pensa alle prossime iniziative. Mangione annuncia infatti un appuntamento per la stagione primaverile, mentre l’assessore Francesco Bortiglio, coordinatore della manifestazione a Bronte, parla di future azioni di bonifica “che riguarderanno non solo il territorio del Parco ma anche zone interne al paese”.
Di fronte al perdurare del problema rifiuti, discariche e inciviltà, per tutti l’urgenza continua ad essere trovare un deterrente che eviti all’origine l’insorgere del problema. E come ci anticipa l’assessore Bortiglio “insieme al Parco dell’Etna si terrà una riunione a metà novembre alla quale parteciperanno i comuni del Parco, le forze dell’ordine e le associazioni di volontariato per studiare una soluzione comune”.

