Messina, inchiesta antidroga Dinamite: 46 condanne in appello

Traffico di droga a Messina, 46 condanne e un’assoluzione in appello

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Inflitti complessivamente 300 anni di carcere
Inchiesta "dinamite"
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MESSINA – Quarantasei condanne e un’assoluzione, per un totale di circa 300 anni di carcere. È la decisione della prima sezione penale della Corte d’appello di Messina nell’ambito della maxi-inchiesta antidroga “Dinamite”, con cui la Procura e i carabinieri avevano ricostruito un vasto traffico di stupefacenti tra la città, la provincia, la Calabria e i canali internazionali di approvvigionamento.

La Corte, presieduta dal giudice Antonino Giacobello, ha ratificato 12 pene concordate, disposto 27 rideterminazioni delle condanne, pronunciato un’assoluzione e confermato sette sentenze.

Inchiesta Dinamite, l’unico assolto è Marcello Nunnari

L’unico imputato assolto è Marcello Nunnari. L’indagine, coordinata dalla Procura diretta da Antonio D’Amato, aveva fatto emergere un traffico di droga attivo dal 2019 e in grado di rifornire diverse aree della provincia di Messina, tra cui Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo e i Nebrodi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i guadagni avrebbero raggiunto i 500 mila euro al mese. I rifornimenti arrivavano dalla Calabria, ma anche dalla Spagna e dall’Olanda, attraverso contatti regolari. L’organizzazione aveva inoltre collegamenti diretti con Catania.

La base operativa nel quartiere Giostra

Sul mercato venivano distribuite cocaina, hashish, marijuana e crack, oltre a una sostanza indicata nell’inchiesta come particolarmente ricercata dai più giovani. Il gruppo messinese era considerato uno dei quattro più attivi nel narcotraffico.

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La base operativa si trovava nel quartiere Giostra, dove la droga veniva ricevuta e custodita in abitazioni dotate di porte blindate e sistemi di videosorveglianza. Le cosiddette “case fortino” erano sorvegliate anche da vedette in motorino, con il compito di controllare gli accessi e proteggere le attività del gruppo.

Da qui le sostanze stupefacenti venivano smistate nelle diverse piazze di spaccio della città e della provincia, lungo la fascia tirrenica e nell’area dei Nebrodi.


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