Miccichè e la crisi delle imprese | "A causa della burocrazia regionale"

Miccichè e la crisi delle imprese | “A causa della burocrazia regionale”

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Commenti

    quante parole al vento dette da Miccichè, purtroppo la realtà è quella che è, in effetti è allucinante la serie di autorizzazioni che ci vogliono per ogni cosa si deve fare, e le prescrizioni, a volte sono piu’ lunghi dei lunghi papiri egizi, vuole una burocrazia più snella, stufino delle leggi apposite e buttiamo in cantina tutte quelle vecchie, STOP, invece di dire se FOSSI, SE FOSSI FOCO, arderei lo mondo (haem!!! si è intrufolato di soppiatto Cecco angiolieri)

    Finalmente hai detto cose di un certo valore. Ricopri una carica, battiti e vedrai che tante persone ti seguiranno perchè abbiamo tutti i maroni rotti.

    Miccichè, perchè non dai tu per primo l’esempio di essere “uomo”? rinuncia alle tue indennità, dimezzati lo stipendio, per altro lucroso e rinuncia anche ai privilegi che vi siete concessi e vi concederete ancora! elimina per sempre i vitalizi in modo da concedere un alito alla sicilia!

    fosse per Miccichè, tutto sarebbe semplice, tanto lui di suo che rischia. Vedi la sua posizione sulla FOSS. Non è la Bonafede che non ha le carte a posto per fare il sovrintendente, ma Santoro che essendo presidente in forza di una scelta politica, deve obbedire anche dinnanzi l’evidenza dei fatti. tanto se poi c’è un conto da pagare, mica lo paga lui. La burocrazia è abbandonata a se stessa in un marasma di leggi e leggine che guarda caso fa la politica e non la burocrazia. E sino a quando il livello della politica resta questo, non ne verremo mai fuori.

    le autorizzazioni sono previste dalle leggi e le leggi le fanno i politici e quindi giustamente miccichè non ha colpe.

    Ma come si può leggere Turano che parla di tutele da pesantemente indagato? Pirandelliano…….

    L’unico partito che fa gli interessi dei lavoratori è Rifondazione Comunista che vuole fare la Patrimoniale a partire da chi ha un patrimonio da oltre 800 mila Euro per fare un vero reddito di cittadinanza e non come i grillini che hanno fatto il reddito di cittadinanza chiedendo soldi in prestito all’Unione Europea e tagliando le pensioni da 1500 Euro al mese lordi e poi Rifondazione Comunista prendendo tante migliaia di miliardi di Euro dalla tassa patrimoniale aumenterebbero di moltissimo gli stipendi dei lavoratori sia del settore pubblico e privato e inoltre metterebbero un tetto massimo ai costi della politica a 5mila Euro lordi al mese e vi ricordo che l’ex Segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero quando era Ministro della solidarietà sociale guadagnava 3 mila Euro al mese ed ha rinunciato al vitalizio e ora guadagna 1700 Euro al mese come impiegato a part-time alla Regione Piemonte e ovviamente Rifondazione Comunista vuole tagliare i costi delle spese militari e ripristinare l’articolo 18,quindi invito tutti i Siciliani a votare per Rifondazione Comunista perchè sono loro l’unico partito che fa veramente gli interessi dei lavoratori e dei poveri e dei poverissimi e ovviamente uno dei punti del programma di Rifondazione Comunista è quello di sconfiggere Cosa Nostra

    Che buffonata, porto come esempio la mia ex ditta ormai fallita anche per colpa loro(30 anni di varie cause giudiziarie).
    Il comune vende un terreno alla ditta cartiera imperato con possibilità di edificare, subito dopo la vendita vuole espropriare e non autorizza la costruzione, si va in causa e la ditta vince, passa poco tempo e si torba nuovamente in causa grazie ad un cavillo, lavori neanche iniziati e si torna nuovamente a vincere la causa giudiziaria, passa nuovamente pochissimo tempo e nuovamente tutto bloccato e causa giudiziari….ennesima vittoria della ditta che nel frattempo compra terreno ad isola delle femmine e costruisce li.
    Il comune era stato costretto a sborsare centinaia di migliaia di euro, la ditta nel frattempo ha dovuto chiudere per debiti non pagati. Ed il famoso rimborso del comune? Mai avvenuto!
    Noi lavoratori? Tutti a casa!

    SEMPLICEMENTE POLITICO SICILIANO

    Miccchè….parole…parole….soltanto parole…!! Quando ti abolisci il vitalizio??? Nooooo quello non si tocca !!

    Non capisco se questo soggetto lo fa oppure é ……..pensi a fare il Presidente dell’Ars un ruolo non adatto alla sua persona , vorrebbe fare adesso il Presidente della Regione , dico ma siamo davvero combinati male , questo soggetto ogni volta che esce allo scoperto mortifica i Veri Siciliani.

    La regione Sicilia è la vera palla al piede dei siciliani. Turano parla ditutele necessarie, non faccia ridere! La tutela è indispensabile, ma per dare una risposta non ci vogliono mesi od anni! Passate per un ufficio della regione ed avrete le risposte. E poi guardate gli eletti…uno fu famoso per la sua… Spada di Adamocle(Sic!), Ma era Benedetto Croce, al confronto di quelli di oggi!

    La burocrazia applica le leggi che fanno i politici quindi anche questi hanno gran parte della responsabilità. L’organizzazione degli uffici spetta ai dirigenti generali che sono nominati sempre dai politici e qui subentra ulteriore responsabilità di questi ultimi che spesso nominano amici e parenti immeritatamente provocando cattivo andamento della pubblica amministrazione. Rifletta su questo micciché prima di sparare a vanvera

    Invece io licenzierei i politici che da tanti anni sono all’ars e non sono mai stati capaci di fare nulla di buono

    Cortesemente, qualcuno che legge, può ricordare al Presidente dell’ARS che egli presiede l’Organo legislativo che in Sicilia ha la potestà esclusiva in materia di pubblici appalti?
    Invece di proporre e varare nuove leggi di dubbia utilità per l’Isola, perché non propone una la delegiferazione, ovvero semplificare l’ordinamento regionale in materia di appalti, trasparenza e anticorruzione, posto che non se ne può più della frammentazione e accanimento legislativo a tutti i livelli…. Un funzionario della pubblica amministrazione, di qualunque ordine e grado, che vuol espletare lealmente il suo lavoro, non sa neanche quante incombenze deve assolvere, a volte decadute ma sempre pronte a essere rievocate, a volte in palese contrasto con i principi generali. Perché?

    E’ incredibile la quantità di cose senza senso e fondamento che riesce ad affermare questo…signore…

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Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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