PALERMO – Arrestato, assolto e ora risarcito. Si chiude definitivamente, con la condanna del ministero dell’Economia, la vicenda giudiziaria di Massimiliano Mangano, 47 anni, di Termini Imerese. Fu coinvolto nel febbraio 2023 in un blitz antimafia e successivamente riconosciuto, con sentenza ormai definitiva, totalmente estraneo ai fatti.
Ora la terza sezione penale della Corte d’Appello di Palermo, presieduta da Enzo Agate, ha accolto l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione presentata dagli avvocati Marco Lo Giudice ed Eleonora Puleo. I giudici hanno stabilito che i 24 giorni trascorsi agli arresti domiciliari furono un errore che lo Stato deve ripagare.
La decisione della Corte va oltre il calcolo matematico. Lo Stato dovrà versare una somma complessiva di 5.829 euro. I giudici hanno infatti deciso di aumentare l’indennizzo base (pari a 2.800 euro per i 24 giorni) aggiungendo 3.000 euro a titolo equitativo. Questa somma aggiuntiva serve a compensare il “maggior danno patito per il discredito” conseguente alla diffusione della notizia dell’arresto.
Mangano finì ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento aggravato alla mafia. Secondo l’ipotesi iniziale, avrebbe aiutato la moglie del boss di Campofelice di Roccella, Pino Rizzo, a cercare delle microspie nella propria auto. Un’accusa che non ha retto al vaglio processuale. Come stabilito dalla Corte d’Appello, il quadro indiziario era “già fragile nella fase cautelare”.
I giudici che lo mandarono assolto ricostruirono la vicenda. Mangano era stato invitato a Ferragosto insieme ad altre persone nella villa di Rizzo dove aveva lavorato come manutentore. Agli atti del processo c’era una ripresa audio-video in cui si vede e si sente la moglie di Quattrocchi scaricare una App sul cellulare per cercare di scoprire se ci fosse una microspia nella sua macchina.
La donna coinvolse Mangano mentre armeggiava con il cellulare all’esterno dell’auto. Il tutto è durato due minuti.
I giudici scrissero che Mangano non aveva offerto alcun contributo né per l’installazione dell’applicazione né per il suo utilizzo. Appena due minuti di registrazione in un ambito investigativo molto più ampio. Un episodio occasionale in un contesto “festivo e familiare” e certamente non “organizzato e premeditato”. Mangano si ritrovò nel posto sbagliato al momento sbagliato.
L’ingiusta detenzione viene riconosciuta qualora l’imputato non abbia tenuto comportamenti che possano avere ingenerato il motivato sospetto che stesse commettendo il reato per cui si viene sottoposti alla misura cautelare. Soltanto in questo caso si può parlare di errore giudiziario. Oggi per quella ingiusta detenzione merita un risarcimento.

