PALERMO- Proseguono le indagini della polizia per identificare eventuali altri scafisti di imbarcazioni di migranti soccorse in diverse operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Negli ultimi giorni sono state fermate undici persone con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. A due è stato contestato l’omicidio volontario. Le indagini hanno preso il via sabato scorso quando è giunta al porto di Palermo la nave Dattilo della Marina Militare, con a bordo 717 migranti – provenienti da Nigeria, Somalia, Senegal, Ghana, Eritrea, Guinea Bissau, Gambia, Etiopia, Sierra Leone, Mali, Costa D’Avorio, Sudan, Bangladesh, Angola, Togo, Pakistan, Marocco – partiti dalle coste libiche e soccorsi in varie operazioni di salvataggio giovedì in acque internazionali. A bordo della motonave sono state trasportate anche 12 salme (8 uomini e 4 donne). Tra gli immigrati sono state raccolte numerose testimonianze che hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’incidente, durante il quale, a causa dell’ eccessivo carico del natante, hanno perso la vita 12 persone. Così sono stati identificati e arrestati già nella serata di sanato due cittadini stranieri, nati in Gambia e in Senegal, scafisti del gommone affondato. Sempre grazie ai testimoni, sono stati individuati dalla polizia altri nove presunti scafisti.
Arresti a Siracusa
Il Gruppo interforze di contrasto all’immigrazione clandestina presso la Procura della Repubblica di Siracusa ha sottoposto a fermo per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina quattro presunti scafisti di nazionalità egiziana. Avrebbero condotto un moto pesca egiziano con a bordo 150 migranti di nazionalità egiziana, siriana, sudanese, partito lo scorso 2 luglio dalle coste di Alessandria d’Egitto. Il barcone è stato intercettato a 120 miglia a est di Augusta. I migranti, che avrebbero pagato una somma da 1500 a 2000 dollari ciascuno, sono poi giunti al porto di Augusta su due motovedette della Guardia costiera.
E a Messina
La polizia ha arrestato i 4 scafisti che due giorni fa erano tra i 225 profughi sbarcati a Messina dopo essere stati soccorsi dalla motovedetta “Monte Cimone” della Guardia di Finanza, nella notte tra venerdì e sabato. Si tratta degli egiziani Mahammad Hasan Mahammad, 35 anni, Hasan Mohammed Mahmoud, 25, Ahmad Amer, 50, e un minore di 17 anni. Secondo le testimonianze dei migranti erano loro i trafficanti ai quali avrebbero pagato tra 900 e 1.800 dollari. Alcuni di loro hanno raccontato agli investigatori della Squadra Mobile che il capo degli scafisti aveva un telefono satellitare e che appena saliti a bordo ha chiesto chi parlasse inglese obbligandolo a telefonare per chiedere aiuto. Il telefono è stato poi gettato in mare all’arrivo della nave militare italiana. Gli arrestati sono stati condotti nel carcere di Messina Gazzi, mentre il minore è stato affidato ad una comunità. Sono tutti accusati di favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina.
(ANSA).

