Minacce, querele, intimidazioni |"Giornalisti nel mirino dei potenti"

Minacce, querele, intimidazioni |”Giornalisti nel mirino dei potenti”

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Incontro voluto dall'Ordine siciliano, da “Ossigeno per l'informazione” e dal Centro Pio La Torre

PALERMO – Ogni anno, i tribunali siciliani condannano mediamente 16 dei 437 querelati per diffamazione a mezzo stampa (prevalentemente giornalisti) a pene detentive per l’ammontare complessivo di 10 anni e sei mesi. Altri 22 sono condannati a pagare una multa. Tutti gli altri vengono prosciolti dopo processi che durano da due a sei anni. I dati citati sono quelli ufficiali sull’esito dei processi forniti dal ministero della Giustizia all’osservatorio “Ossigeno per l’Informazione”. Riguardano tutti i distretti giudiziari della Sicilia. Sono stati resi noti oggi a Palermo durante il convegno dal titolo “Art. 21, la libertà di stampa e la mappa dei giornalisti minacciati in italia”, promosso congiuntamente dall’Ordine regionale dei Giornalisti, da Ossigeno per l’informazione e dal Centro Studi Pio La Torre, e ospitato dalla Fondazione Banco di Sicilia a Villa Zito. Presenti in qualità di relatori Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l’Informazione; Giuseppe Federico Mennella, segretario di Ossigeno per l’Informazione; Giulio Francese, presidente Ordine giornalisti della Sicilia; Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre. Al convegno ha preso parte anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Quest’ultimo ha sottolineato come, di fronte a tanti giornalisti che hanno pagato anche con la vita la propria voglia di raccontare, altri hanno finito per essere asserviti al potente di turno: “Un giornalista che non dà una notizia – ha detto Orlando – non è un giornalista”.

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Giulio Francese ha ricordato i colleghi che oggi vivono sotto scorta, da Lirio Abbate a Paolo Borrometi. “La novità – ha detto Francese – sono gli insulti che arrivano persino dalle istituzioni. Di fronte a questi atteggiamenti, i giornalisti hanno reagito, scendendo in piazza . La stessa frequenza con cui altre istituzioni, a cominciare dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si sono espresse per ribadire l’importanza della libertà di stampa e di informazione, più che rassicurante è preoccupante”. Francese ha poi fatto riferimento anche all’aggressione subita dall’inviata di Striscia la Notizia Stefania Petyx e all’indagine che ha coinvolto il cronista di Repubblica Salvo Palazzolo “solo perché aveva pubblicato, giustamente, una notizia che andava pubblicata”.

Ma Francese ha sottolineato altri rischi corsi oggi dai giornalisti siciliani. “Esiste anche – ha detto – la violenza che arriva dalla politica e dalla pubblica amministrazione. Un collega recentemente è stato accusato persino di stalking, solo perché ha fatto il suo dovere. La Procura ha già chiesto l’archiviazione e l’alto burocrate si è opposto. È facile comprendere oggi quale possa essere lo stato d’animo di questo giornalista”.

In Sicilia la percentuale dei procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa che si conclude con il proscioglimento degli imputati (prevalentemente giornalisti) è altissima: nove su dieci. Questi dati confermano, da un lato, quanto sia frequente, anche in Sicilia, il ricorso alle querele pretestuose e infondate, il più delle volte a scopo intimidatorio verso i giornalisti che pubblicano notizie sgradite; dall’altro lato, dicono che la pena del carcere per questo reato continua a essere applicata copiosamente nonostante sia riconosciuto a livello internazionale che essa sia sproporzionata, produca un chilling effect sulla libertà di stampa e il Parlamento italiano, condividendo questo giudizio, stia discutendo da anni dei progetti di legge per abolirla, lasciando quale unica pena la multa. Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l’Informazione ha sottolineato come sia “inspiegabile che il Parlamento continui a rinviare l’abolizione del carcere per diffamazione e le più elementari norme necessarie per impedire che le querele pretestuose e infondate siano usate come un bavaglio. È inspiegabile che non accada nulla dopo che Ossigeno ha documentato con dati ufficiali inoppugnabili lo scandalo di chi usa impunemente la giustizia a scopo intimidatorio. Per Federico Mennella “prima di Ossigeno, questa condizione dei giornalisti non solo era nascosta, ma persino negata”. Per Vito lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, “la libertà di stampa oggi subisce un doppio attacco: da parte del potere e da coloro, giornalisti stessi, che venduti ad altri interessi, alimentano le fake news”.

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