Monterosso, scoppia il caso:| "Nomina illegittima"

Monterosso, scoppia il caso:| “Nomina illegittima”

Il parere dell'ufficio legale
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Scoppia un (nuovo) “caso Patrizia Monterosso”. La nomina a vice-commissario del Comune di Palermo del capo di gabinetto di Raffaele Lombardo, ex dirigente generale decaduto nell’estate del 2010 dopo un’accesa “querelle” giuridico-politica, potrebbe essere considerata illegittima. Almeno, così la pensa l’Udc. E, in un certo senso, la Regione stessa, che qualche anno fa s’era espressa con un parere dell’Ufficio legislativo e legale che affermava la possibilità di nominare la figura di un vice-commissario solo nel caso in cui, insieme alla giunta, fosse decaduto anche il consiglio comunale. Eventualità, quest’ultima, che a Palermo non s’è realizzata.

Così, ecco l’affondo del deputato del centristi Giovanni Ardizzone, che insieme ai colleghi dell’Udc per il Terzo polo ha deciso di avanzare un’interrogazione al governo: “Sia ritirato in autotutela dal presidente Raffaele Lombardo – ha detto Ardizzone – il decreto di nomina di Patrizia Monterosso a vice commissario straordinario al Comune di Palermo. Questo atto è illegittimo. Gli atti adottati dalla Monterosso – spiegano i deputati Udc – rischiano di essere illegittimi generando una serie di contenziosi che graverebbero su un’amministrazione comunale già in notevole affanno. Sia lasciato al prefetto Luisa Latella il compito di gestire le emergenze e garantire la legittimità degli atti”.

Ma dove starebbe l’illegittimità della nomina?
La risposta, secondo i deputati dell’Udc è contenuta in un parere fornito dall’Ufficio legislativo e legale della Regione già nel 2004. In quel parere, che seguiva a una nota con la quale venivano richiesti chiarimenti sulla possibilità di nominare appunto dei sub o dei vice commissari, l’ufficio regionale era stato molto netto: “Pur preso atto – si legge nel parere – che […] in passato […] si era proceduto, per i grandi comuni, alla nomina di più sub-commissari, si ritiene che tale prassi non possa reiterarsi alla luce del disposto normativo vigente, che appare con chiarezza, anche se implicitamente, escluderne la possibilità, se non nella disciplinata ipotesi, riguardata al comma 2, di ‘cessazione anticipata e di elezione congiunta del sindaco e del consiglio’”.

Insomma, l’ufficio legislativo e legale afferma la possibilità di nominare un vice-commissario solo nel caso di scioglimento anche del consiglio. E per farlo, fa riferimento alla legge regionale 30 del 2000. Se, infatti, prima di quella data era possibile, anche per i grossi comuni, nominare un vice, dal dicembre del 2000, l’articolo 14 lo consentiva solo a determinate condizioni. Solo nel caso in cui, insomma, insieme al sindaco e agli assessori fossero andati a casa anche i consiglieri.

“Appare dunque esclusa – precisa l’Ufficio legislativo e legale della Regione già nel 2004 – la possibilità di procedere ad una siffatta nomina in ogni diversa ipotesi, laddove cioè manchi l’indicato presupposto. Il principio di legalità, che impone la conformità formale, oltreché sostanziale, al dettato normativo, – concludono i giuristi della Regione – appare dunque escludere, nella specie, la possibilità di procedere alla nomina di vice, o sub, commissari straordinari”. Un parere espresso dalla Regione. Che, secondo i parlamentari dell’Udc, la stessa Regione ha finito per… dimenticare.

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