“La scomparsa di Vincenzo Argento, per tutti mastro Vicè, priva Palermo di uno dei più autorevoli custodi della sua identità culturale”. A dirlo è il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.
“Maestro puparo, artigiano e instancabile promotore dell’Opera dei Pupi – prosegue – ha dedicato l’intera vita alla salvaguardia e alla trasmissione di una tradizione che rappresenta un patrimonio inestimabile della nostra città e della Sicilia”.
“A nome dell’Amministrazione comunale – conclude il primo cittadino – esprimo il più sentito cordoglio e la mia vicinanza ai figli, ai familiari e a tutti coloro che oggi ne piangono la scomparsa. Il suo esempio e la sua eredità culturale continueranno a vivere nelle future generazioni”.
Morto Vincenzo Argento, l’annuncio del figlio
Ad annunciare la scomparsa di Vincenzo Argento è stato il figlio Dario sui social. “Oggi è il giorno più triste della mia vita, il mio papà il Maestro dei pupi e andato con il Signore – ha scritto – Vai a preparare il più bel teatro insieme gli angeli. La camera ardente sarà martedì 23 giugno al teatro Argento in via Pietro Novelli n. 1, di fronte la cattedrale di Palermo”.
Chi era Vincenzo Argento
Vincenzo Argento incideva, trasformava e levigava i tronchetti di faggio dandogli la vita dei pupi. Le sue mani muovevano gli attrezzi del mestiere con tanta naturalezza, e dal suo banchetto pieno di colla, chiodi e viti, sbucavano arti di pupi, teste dai lineamenti arcigni, colori e scampoli di tessuto. Un crogiolo di creatività che sapeva di buono.
La sua bottega di corso Vittorio Emanuele era punto di ritrovo di tanti turisti che compravano i Pupi più piccoli, mentre dalla vetrina lo guardavano all’opera, intento a far nascere i burattini colorati, corazzati, vestiti di tutto punto grazie agli abiti fatti su misura dalla moglie Teresa. I Pupi più grandi erano destinati ai collezionisti e qualche teatrante.
Il Geppetto palermitano lascia alla città un patrimonio culturale, un tesoro di grande valore che affonda nelle radici di Palermo. Nel grande libro genealogico dei Pupi gli Argento seguono le linee che partono da don Giovanni Pernice, classe 1885, e da Costantino Accardi detto Bancolotto che lavorava nel quartiere palermitano dell’Arenella.

