Palermo, tangenti Motorizzazione: Pizzuto e Pepati ai domiciliari

Motorizzazione, Pizzuto e Pepati, arresto convalidato: ai domiciliari

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Indagati per corruzione

PALERMO – Arresto convalidato e misura cautelare degli arresti domiciliari per Angelo Pizzuto e Ignazio Pepati. Il giudice per le indagini preliminari non crede alla versione difensiva del prestito. Anche per il Gip, così come per la Procura, i 5.500 euro consegnati da Pepati a Pizzuto erano una tangente.

I poliziotti della Stradale indagavano sull’ennesimo caso di corruzione alla Motorizzazione. Sono partiti dalla precedente indagine che riguarda, tra gli altri, gli affari della famiglia Cardinale e si sono imbattuti in Pepati, consulente di una serie di autoscuole e agenzie di disbrigo auto, fino ad arrivare a Pizzuto, al vertice della Motorizzazione di Palermo.

Il ruolo di Pizzuto alla Motorizzazione

Era stato inviato dalla Regione, lasciando l’incarico di capo di gabinetto dell’assessore Alessandro Aricò, per mettere ordine in un ufficio dove si ripetono scandali e inchieste. Invece di rendere efficiente e impermeabile la macchina burocratica, si sarebbe prestato al patto sporco per facilitare esami e rilascio di documenti.

La sera di venerdì scorso la Procura di Palermo lo ha fatto pedinare. Dopo la consegna del denaro, gli investigatori hanno seguito Pizzuto fino a casa e hanno trovato la busta con i soldi dentro lo zainetto.

Il “prestito tra amici” non convince

Non passa in questa fase la linea difensiva del prestito: Pepati ha spiegato di avere restituito i soldi a Pizzuto, suo vecchio amico conosciuto quando Pizzuto era presidente dell’Aci di Palermo (Pepati è amministratore unico della Gestione Aci srl, società in house dell’Automobile Club).

Si continua a indagare. Felice Cardinale, ex dirigente istruttore della Motorizzazione, collabora nelle agenzie dei figli Michele e Rosalia, pure loro indagati a piede libero, in via Leonardo da Vinci 267 e in via Malaspina 211. Per Felice Cardinale e i figli Michele e Giuseppe lo scorso febbraio era scattato il divieto di esercitare impresa per un anno. La Procura aveva chiesto misure cautelari più rigide, ma secondo il Gip non c’erano esigenze cautelari.

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Le nuove indagini, nel precedente fascicolo ci sono 46 persone sotto inchiesta, dimostrerebbero che hanno continuato a lavorare con le stesse modalità illecite.

In particolare, secondo la ricostruzione dei sostituti procuratori Giulia Falchi e Antonio Carchietti, due cittadini del Ghana avrebbero sostituito dei connazionali il giorno degli esami. Altri candidati avrebbero utilizzato il cellulare durante le prove.


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