Movida, associazioni in rivolta| "Serve prima la zonizzazione"

Movida, associazioni in rivolta| “Serve prima la zonizzazione”

Dopo l'ordinanza sindacale e i pareri negativi degli uffici comunali, i commercianti sono sul piede di guerra: "Nessun regolamento, si applichi la normativa nazionale".

PALERMO – E adesso sulla movida si rischia il caos. Le associazioni dei commercianti, dopo aver elaborato con la commissione Attività produttive del Comune un maxi-emendamento per riscrivere in parte la bozza di regolamento della giunta, battono i pugni sul tavolo: visto che il sindaco ha emanato una nuova ordinanza dal pugno durissimo e minacciato poteri speciali nel caso in cui Sala delle Lapidi faccia orecchie da mercante, meglio non approvare alcun regolamento e attenersi alla normativa nazionale, aspettando il piano di zonizzazione.

Un colpo di scena non da poco, in una vicenda ormai surreale e che si trascina da due anni, a furia di bozze, emendamenti e ordinanze sindacali. Oggi in Seconda commissione c’erano Confcommercio, Confesercenti, Vivo Civile e Confimpresa Palermo che, una volta appresi i pareri negativi degli uffici comunali alle proprie proposte, hanno detto basta. “Dopo tre anni di incontri, tavoli tecnici e riunioni varie rischiamo di dover ripartire da zero”, dice il vicepresidente di Vivo Civile Marcello Robotti. “Il dato certo è che senza il piano di zonizzazione acustica ogni strumento per regolamentare l’intrattenimento risulterebbe impugnabile e noi saremmo i primi a farlo – spiega Robotti – d’altra parte era ora che ci rendessimo conto che a distanza di 20 anni, e nonostante fosse un obbligo di legge, siamo tra i pochissimi Comuni sprovvisti di questo strumento indispensabile. A nostro avviso, quindi, qualsiasi emendamento, proprio per i motivi che hanno spinto l’incaricato dal Sindaco a dare parere tecnico sfavorevole per i punti cardine delle nostre proposte, potrebbe risultare discutibile e impugnabile. Tutti abbiamo fatto sempre la nostra parte in questi anni, con responsabilità e nell’interesse della città e dei residenti, noi per primi anteponendoli a quelli degli stessi locali e arrivando al punto di prendere in considerazione l’ipotesi di dotarci, a nostre spese e con uno sforzo economico che si aggiungerebbe a quelli già previsti dalla legge, di ulteriori strumenti di autocontrollo per sopperire alla carenze di organico e mezzi in cui versa la Polizia Municipale. Alla buona volontà nostra e di tutte le associazioni di categoria e comitati di cittadini deve però corrispondere l’impegno da parte dell’amministrazione, senza distinzioni di ruoli o parti politiche, ad approvare il piano di zonizzazione acustica in tempi brevi e senza ulteriori ritardi tattici. La politica si prenda le sue responsabilità, invece di scaricarle su chi ogni giorno vive le difficoltà di gestire un’azienda o sui tanti cittadini che vivono un disagio. Meglio quindi fermarsi e non portare neanche in discussione in Aula un regolamento approssimativo, abbiamo la normativa nazionale e il codice penale per il disturbo alla quiete pubblica, sufficienti a permetterci di fare tutti i passaggi necessari per arrivare ad un regolamento efficiente”.

“Il regolamento è irricevibile perché non disciplina l’aspetto commerciale – dice Giovanni Felice di Confimpresa Palermo – ma l’ordine pubblico, né si può pensare di obbligare i commercianti a pulire la strada. Siano gli organi di controllo a fare le dovute verifiche sugli avventori. Invitiamo il Comune a ritirare il regolamento, a effettuare la zonizzazione e soltanto dopo a discutere un regolamento che riguardi l’aspetto commerciale e non tutto quello che succede in piazza”.

“Abbiamo condiviso la posizione delle associazioni – dichiara il presidente della commissione Paolo Caracausi (Idv) – e riteniamo pertanto che l’atto vada ritirato dall’Amministrazione, che deve presentare subito il piano di zonizzazione e, nelle more della sua approvazione, applicare il Dcpm del 1999 e tutte le norme previste dalla legge vigente sull’argomento. Ritengo inconcepibile che dopo 20 anni il comune di Palermo continui ad essere inadempiente rispetto alla legge 447/95, che prevedeva che entro un anno i comuni dovessero dotarsi del piano di zonizzazione acustica. Le ordinanze emesse ad oggi non hanno risolto il problema e pertanto neanche il regolamento lo risolverà”.

Il clima è insomma incandescente e anche in consiglio comunale l’aria che si respira è pesante. La mossa del sindaco Orlando di bacchettare l’Aula, chiedendo regole di ferro o minacciando interventi straordinari, ha spiazzato e creato malumori tra chi, a questo punto, preferirebbe lasciare la patata bollente nelle mani del primo cittadino.

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