Ncd così piccolo e già così bugiardo

Ncd così piccolo e già così bugiardo

Il Nuovo centrodestra in occasione della sfiducia vota come la maggioranza. "Svelando" un segreto di Pulcinella. E adesso scatterà la scissione?

Il voto degli alfaniani
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PALERMO – Troppe sorprese tutte assieme. In primis la mozione di sfiducia a Rosario Crocetta (la terza, inutile in tre anni) che non passa. E chi l’avrebbe mai detto? La seconda, altra sorpresona, il Nuovo centrodestra che vota contro la mozione (tranne lo schifaniano Alongi che si astiene). Gli alfaniani insomma non è che non votano, votano proprio contro. Come un partito di maggioranza. Cioè esattamente quello che sono, visto che in giunta c’è un assessore che, almeno ufficiosamente, li rappresenta. Eppure, la bugia del “non siamo in maggioranza”, l’abbiamo sentita e risentita, sfacciata ben oltre il limite della faccia di bronzo, per settimane. Ma perché una bugia così grossolana? Per chi? Chi si illudevano di gabbare gli alfaniani negando l’evidenza?

Dicevano i grillini, presentando la loro mozione “ricompatta-maggioranza”, che almeno sarebbe servita a smascherare gli ipocriti. Ma quegli ipocriti della politica erano già smascherati in partenza. E il voto di ieri ha solo messo un timbro su quel segreto di Pulcinella che era chiaro come il sole per tutti, come una qualsiasi storiella di corna da paese.

Il Nuovo centrodestra siciliano, quello che di Crocetta diceva tutto il male possibile, si è trasformato in una sorta di guardia pretoriana del governatore. Pronto a serrare i ranghi e votare contro quando i suoi nemici sferrano disperati attacchi come quello di ieri in Aula. E chissà se anche dopo il voto di ieri, gli alfaniani continueranno a suonare il disco rotto della frottola, ormai quasi comica, per cui la maggioranza non è cosa loro. E chissà se quegli esponenti siciliani di Ncd che da Roma nelle scorse settimane avevano fatto il diavolo a quattro contro ogni ipotesi di patto con Crocetta, a questo punto non si decidano a tirare dignitosamente le somme con comportamenti conseguenti, archiviando la balla del “non siamo in maggioranza” che fin qui ha consentito anche a loro di restare nel piccolo partito nato berlusconiano e finito renziano di complemento. E in qualche modo crocettiano, malgrado le bugie dalle gambe cortissime.

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