”Sono molto felice per le medaglie e le varie onorificenze che hanno dato a mio nipote Simone che era una persona fantastica, ma a noi ci hanno abbandonato. Non abbiamo una casa e mio figlio che è disabile e che è lo zio di Simone e qui da due mesi in albergo e non ha ancora una sedia a rotelle adatta a lui e ha fatto le piaghe. E’ una vergogna, non bastano le medaglie ci diano un aiuto”. A dirlo tra le lacrime è Salvatore De Luca, 79 anni, il nonno di Simone Neri, l’eroe di Giampilieri, che ha salvato prima di morire durante l’alluvione dell’uno ottobre nove persone, tra le quali anche il nonno che ora è tra gli sfollati dellHotel Paradis di Messina. ”E’ assurdo che per noi di Giampilieri – prosegue De Luca – non hanno fatto ancora niente, vedi quello che hanno fatto per l’Abruzzo, dove c’e stata grande solidarietà. Noi quando abbiamo saputo del terremoto a l’Aquila siamo stati tra i primi a dare aiuto, A noi nvece niente: ci stanno trattando come animali. Io spero che ci daranno presto una casa, altrimenti non mi muoverò da qui”.
Dello stesso parere anche Genny Di Dio, volontaria della Protezione Civile, presente in albergo. “Sono stata a l’Aquila, e posso dire che c’ è stata disparità di trattamento, qui non è arrivata tutta la solidarietà che c’è stata in Abruzzo”. ”Mio nipote – dice ancora piangendo Salvatore De Luca – ha dato una mano a tutti – e ora nessuno ci stanno aiutando. Io avevo speso tanti soldi per ristrutturare la casa e ora non c’è più e chissà quando ce ne daranno un’altra. Voglio infine sottolineare poi che ci sono grandi colpe da parte di chi ha istallato le tubazioni di metano a Giampilieri, Simone è morto perchè c’e’ stato uno scoppio improvviso e i suoi genitori sono vivi per miracolo, secondo ma quei tubi sono stati montati male”. I genitori di Simone Neri, Pippo Neri e Angelina De Luca sono stati dimessi da pochi giorni dagli ospedali per grandi ustionati di Catania e Palermo, ora stanno bene ma sono molto scossi e si trovano in hotel con gli altri figli, il nonno, la nonna e lo zio di Simone. Durante il nubifragio erano rimasti gravemente ustionati e sono stati ricoverati per diverse settimane. Non vogliono parlare sono troppo scossi e amareggiati, nonostante siano passati 44 giorni dal nubifragio e dicono soltanto: ”Ci manca molto Simone, siamo distrutti”.
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