I pronostici sono carne da macello. Preparano futuri plotoni di esecuzione. I prudenti li evitano. I temerari vanno incontro alla condanna a braccia aperte. Togliamoci subito il dente, dunque. Per come stanno teoricamente le cose, il Palermo può legittimamente aspirare a un tranquillo campionato di mezza classifica. Alcune squadre si sono rafforzate. Altre hanno puntato su una rivoluzione estrema. Alla piantina rosanero dovrà essere concesso il tempo giusto per crescere. La partita di stasera è cruciale. Un risultato positivo (e ci mettiamo anche il pareggio) darà tempo all’allenatore di cercare la quadratura del cerchio. Altrimenti, pioveranno gli strali di pubblico e critica. E Mangia sarà costretto a una navigazione perigliosa, con l’incombenza dell’esonero, secondo il programma del presidente Zamparini. Il Palermo ha un portiere da scoprire. Una difesa che avrà il suo punto fermo in Silvestre. Un centrocampo che sottolinea la vera incognita. E un attacco discreto, in cui Miccoli rappresenta ancora l’elemento di maggiore qualità, il giocatore su cui puntare a occhi chiusi, fragilità fisiche permettendo.
Non c’è più Pastore ed era un evento inevitabile, anche se il Flaco impersonava una grande parte di fantasia e talento nel Palermo che fu. Era l’anello di congiunzione capace di saldare la frattura tra avanti e mezzocampisti. Non c’è più Cassani e non è detto che sia un male. Non c’è più Nocerino e questo può essere un problema in più. Le alchimie pallonare sono imperscrutabili. Si parte da una situazione media. Conteranno nel calderone, il sudore, le botte di fortuna o di sfortuna, i pali, le traverse, la depressione, l’esultanza: sono ingredienti che ribaltano la forza iniziale, dando il valore in più o in meno che determina la classifica. Il Palermo di Mangia saprà volare oltre il pronostico o dovrà difendere con le unghie e con i denti la salvezza? Molto dipenderà dall’ambiente. Se qualcuno, stasera, ha in mente di fischiare al cospetto di una possibile sconfitta, è meglio – nel suo stesso interesse sportivo – che rimanga a casa.
Forse è il caso di usare una più brutale chiarezza. In campo non ci va Zamparini. In campo ci va il Palermo, la sostanza e il simbolo dei sogni più belli di una città sfigurata, al momento, il nostro patrimonio più cospicuo, il nostro tesoro. Ricordiamo un fatto che in tanti tendono a scordare: la serie A non è un diritto, ma una conquista settimanale. La cronaca dei campionati è piena di avvii, sulla carta, roboanti, scassati da tremende cadute. Ciò non significa rinunciare alla critica. Significa non rinunciare all’amore. Il Palermo in serie A conviene alla felicità dei tifosi. Conviene al buonumore dei cittadini. Conviene perfino ai giornalisti, perché non è lo stesso raccontare la sfida con l’Inter e con il Siracusa. Come devono comportarsi i giornalisti per salvaguardare il bene? E’ semplice, seguendo l’etica professionale, raccontando e scrivendo come la pensano, senza nascondersi, favorendo il confronto. Chi ritiene che un cronista faccia il suo mestiere, parteggiando per questo o per quello, non ha capito niente. Ma proprio nulla.

