Orlando tira dritto: "Fino alla fine contro il dissesto"

Orlando tira dritto: “Fino alla fine contro il dissesto”

Il sindaco guarda ai fondi da Roma e annuncia che teoricamente si potrebbe evitare anche il Piano di riequilibrio

PALERMO – Difende i conti del Comune (“non abbiamo debiti, c’è una difficoltà nel raccogliere il denaro delle tasse locali”), allontana lo spettro del dissesto (“non ci sono le condizioni, quella è una opportunità per gli enti indebitati e non è quella la situazione di Palazzo delle Aquile”) e disegna addirittura la possibilità di un normale bilancio di previsione senza il ricorso a un Piano di riequilibrio. Leoluca Orlando non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca e arrendersi a quello che definisce “il partito del dissesto”.

In attesa di Roma…

Il sindaco di Palermo, che ha partecipato a una iniziativa di Ali a Villa Niscemi, dribbla le domande sul Ragionere generale Paolo Bohuslav Basile, con cui sarebbe in rotta dopo la presentazione da parte di quest’ultimo della proposta di delibera per la dichiarazione del dissesto funzionale del Comune, e dà la sua lettura della situazione: “La legge prevede che prima di prendere in esame l’ipotesi del dissesto si debba tentare di attuare un Piano di riequilibrio dei conti ed è quello che stiamo facendo”. Per tutto questo, però, a Palazzo delle Aquile si attende la conferma delle risorse deliberate dal Parlamento per il 2021 (molti dei 150 milioni promessi ai Comuni siciliani potrebbero finire proprio a Palermo) e di conoscere l’entità di eventuali (e finora per nulla certi) fondi per chiudere anche le partite del 2022 e del 2023. Con cifre certe alla mano “si potrà valutare se fare il Piano di riequilibrio o un normale bilancio”.

“Contro il partito del dissesto”

Esclusa la possibilità della dichiarazione di dissesto: “Non credo che ci siano le condizioni, anche perché funziona per i Comuni che hanno debiti dal momento che li libera dai fardelli del passato. Il Comune di Palermo non ha debiti – ha concluso Orlando -. Siamo solidi per quanto riguarda il pagamento dei creditori e deboli per l’incasso della fiscalità locale e soprattutto della Tari”. E infine una stoccata alle opposizioni, che da tempo chiedono invece la resa contabile: “Tra sei mesi andrò via ma questo non mi impedisce di andare contro il partito del dissesto fino alla fine. Se si forma il partito del dissesto si fa un danno alle prossime amministrazioni e non a me, che sarò andato via, perché le future amministrazioni farebbero pagare il danno ai cittadini con manovre lacrime e sangue”.
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