PALERMO – Undici anni fa, la notte di San Valentino, il medico venticinquenne Aldo Naro, di San Cataldo (Caltanissetta), fu ucciso nella discoteca Goa di Palermo, colpito durante una rissa. Oggi la sorella, Maria Chiara, ricorda in una lettera aperta “la storia di un ragazzo incensurato, bello come il sole, simpatico come tanti ma intelligente e capace come pochi. Non parlerò di amore ma di come lo Stato Italiano e la magistratura nell’arco di 11 lunghi gli hanno negato la giustizia”.
Per l’omicidio è stato condannato Adrea Balsano, buttafuori abusivo, diciassettenne all’epoca dei fatti, che ha finito di scontare la condanna a 10 anni. E adesso è arrivata la prescrizione in appello per altri tre imputati: Francesco Troia, Antonino Basile e Massimo Barbaro. I primi due erano stati condannati in primo grado, nel 2023, a un anno e 9 mesi ciascuno per rissa aggravata, l’altro per favoreggiamento per aver ostacolato le indagini.
“Aldo Naro è stato massacrato da più di 11 persone – scrive Maria Chiara -. Il processo però non parte per omicidio, bensì per rissa, con lo stesso Naro denunciato (un morto e nessun ferito refertato). Perché? Perché il medico legale ha stilato un referto in cui si evince che il colpo fatale è stato uno e uno solo. A distanza di 6 anni si scoprirà che la Tac cranio sulla quale si è basato il referto è ‘scomparsa’. Aldo Naro verrà esumato: il colpo non sarà uno, e solo uno, bensì tanti, troppi per un’unica persona soprattutto dati da un’unica persona”.
“Sin dal primo momento niente quadrava… Addirittura un testimone si autoaccusò, ma per un cavillo giuridico – aggiunge – non si è potuto procedere contro di lui, perché in sede testimoniale nessuno gli ha detto che da quel momento non era più un testimone ma un indagato e quindi doveva riferire con il suo avvocato presente. Coloro i quali dovevano investigare hanno dichiarato il falso, ma nessuno ha proceduto contro di loro… Ho visto alcuni dei magistrati privi di qualsiasi comprensione o vicinanza verso i mie genitori, insieme a me”.
“Ho 30 anni, non ho nessuna stima di uno Stato e di una magistratura che non tutela il diritto fondamentale alla giustizia. Dal primo momento tutti hanno voluto che Aldo venisse dimenticato, che la nostra bocca venisse tappata… Oggi abbiamo perso tutti, ma lo Stato un po’ di più” conclude.

