ROMA – “Mai creduto ai civici riverniciati di nuovo che attaccano e prendono le distanze dalla politica”. Lo ha detto, in un’intervista a Repubblica Palermo, il responsabile Enti locali del Partito Democratico e ex ministro per il Sud Francesco Boccia. “Il modello semmai potrebbe essere quello di Gaetano Manfredi, che a Napoli ha saputo costruire una rete ampia di consenso chiedendo però aiuto e sostegno ai partiti. Ecco – continua – penso che serva un patto anche per Palermo per ripartire. Allora si vedrà chi sta davvero dalla parte del Sud e chi pensa solo di sfruttarlo a fini elettorali com’è capace di fare la Lega di Salvini”.
“Noi ci siamo. Questa è la certificazione del fallimento della Destra siciliana. Il Pd dal 2019 ha intrapreso un viaggio verso la costruzione di un’Italia sempre più europea, più equa e più giusta. Un lavoro iniziato con Sassoli e Gentiloni in Europa, grazie all’intuizione della segreteria Zingaretti, nell’alleanza giallorossa europeista e continuato egregiamente da Letta in questo anno di lavoro. L’Italia, se vuole svolgere la funzione di guida di questo processo in Europa, ha bisogno di un Mezzogiorno forte, e il Mezzogiorno senza la Sicilia non è Mezzogiorno”.
Prima delle regionali, si vota in primavera a Palermo. I dirigenti locali qui ancora dibattono sulle primarie, farle o no, e se sì con chi. Non siete fuori tempo massimo? “No, il tempo è ora. Progressisti e riformisti insieme possono continuare il cammino dello scorso ottobre. Un anno fa ci davano per sconfitti e invece, unendo il fronte, abbiamo vinto ovunque. La stella polare resta quella: unità dei progressisti e dei riformisti e alternativa netta con le destre che hanno fatto disastri dove hanno avuto responsabilità di governo. La Sicilia ne è una riprova: è un caso il più basso numero di vaccinati d’Italia? È un caso il ritardo negli investimenti su sanità e scuola? È un caso il ritardo sui trasporti locali? È un caso l’indecente condizione idrica della regione più bella d’Italia? È un caso la condizione della gestione dei rifiuti e la pessima condizione della sanità?”.
Primarie ed eventualmente intesa elettorale quindi con il M5S? “Le intese quando portano a un’unità ampia e condivisa, come è accaduto a Napoli, si fanno e dimostrano che il campo largo al quale fa sempre riferimento il segretario Enrico Letta esiste nella società e si può fare anche al Sud. Quando le storie locali non lo consentono, le primarie, che sono sempre nel nostro dna, restano uno straordinario strumento di partecipazione, uniscono e consentono l’inizio della campagna elettorale. Ma devono unire aree diverse e non essere, invece, un rodeo tra compagni di partito…”.

