PALERMO – Il giudice gli legge intercettazioni e testimonianze della folle serata di via Brigata Aosta, a Palermo. Silvio Sardina, in carcere per tentato omicidio, rimane pietrificato per alcuni minuti. Poi, decide di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il gip ha convalidato il fermo. È un silenzio che la dice lunga sulla pressione psicologica del giovane 22enne su cui è piovuta addosso la pesantissima accusa di tentativo di omicidio plurimo con due aggravanti, quella della premeditazione e quella dei futili motivi. Si rischiano anche vent’anni di carcere. Sardina, infatti, avrebbe esploso diversi colpi di pistola ferendo Gaetano La vecchia e Teresa Caviglia per difendere il suo onore di marito tradito. Riteneva che la moglie avesse una relazione extra-coniugale.
Ha risposto invece alle domande del giudice per le indagini preliminari Walter Turturici, in presenza del pubblico ministero Enrico Bologna e del difensore, l’avvocato Tommaso De Lisi, il padre di Silvio, Francesco Paolo, che ha raccontato di essere intervenuto in via Brigata Aosta per cercare di evitare la rissa. È la parola rissa che ribadisce più volte, mentre i poliziotti della squadra mobile ritengono si sua trattato di un’azione militare. Nega che il figlio abbia impugnato una pistola calibro 9. Al contempo però di fatto smentisce l’alibi che il figlio aveva fornito durante la prima convocazione dei poliziotti. In quella occasione Infatti aveva detto che mentre qualcuno sparava all’impazzata in via Brigata Aosta lui si trovava a casa dello zio. Ed invece la sua presenza nel palazzone viene confermata dal padre seppure con un ruolo dal profilo nettamente diverso rispetto a quello contestato dall’accusa.

