Palermo, telefonino rubato: 5 anni di carcere, sentenza ribaltata

Lite fra vicini, telefonino rubato: 5 anni di carcere, sentenza ribaltata

Lite in condominio. Reato contestato con alcune aggravanti. "Vittima non attendibile"
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PALERMO – Le condanne erano state pesantissime. La Corte di appello le azzera. Tutti assolti gli imputati accusati del furto aggravato di un telefonino. “Il fatto non sussiste”. Tommaso Vacca ed Aimen El Fejji erano stati condannati a 5 anni ciascuno. Salvatore Leanza e Antonella La Mattina avevano avuto 3 anni e 4 mesi.

Nel 2017 giunse una telefonata al centralino della polizia. Si sentivano provenire urla da una casa in via Maqueda. Gli agenti raccolsero la denuncia di un uomo. Dissero che i vicini di casa gli erano piombati in casa. Avevano forzato la porta, presa a calci e pugni, e danneggiata. Una volta dentro l’abitazione gli rubarono il telefonino.

L’inziale reato contestato era la rapina, poi derubricata in furto aggravato dall’avere agito in più persone e in presenza di una minorenne. Gli avvocati Elena Gallo, Giuseppe Oddo e Piero Capizzi hanno fato ricorso in appello.

L’avvocato Elena Gallo

La ricostruzione della presunta vittima è stata picconata. La porta non era danneggiata, nessun segno di forzatura. È vero che in casa di uno degli imputati fu trovato il telefonino, ma solo perché un bambino lo aveva recuperato durante il parapiglia.

Il caos è l’unica certezza. Urlavano e si spintonavano perché qualcuno aveva detto a qualcun altra che era “una poco di buono e rovina famiglie”. Storie turbolenti di vicinato, contrasti e acredine, ma non fu un furto.


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