PALERMO – Mafia, pizzo e neomelodici. L’inchiesta sfociata in un blitz dei carabinieri del Ros all’inizio della scorsa estate fece emergere, ancora una volta, uno spaccato sociale disarmante.
La vita a Villagrazia e Santa Maria di Gesù era regolata dai boss. Ad alcuni di loro lo Stato pagava pure il reddito di cittadinanza. Soldi sottratti a chi ha davvero bisogno di sostegno economico.
Ventiquattro persone hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini firmata dal procuratore aggiunto Poalo Guido e dai sostituti Luisa Bettiol e Dario Scaletta: Giovanni Adelfio, 58 anni, Salvatore Binario, 39 anni, Mariano Calascibetta, 46 anni, Gioacchino Cardella, 53 anni, Salvatore Freschi, 46 anni, Antonino Freschi, 64 anni, Michele Freschi, 30 anni, Giovanni La Mattina, 33 anni, Angelo Lombardo, 43 anni, Gaetano Lombardo, 41 anni, Massimo Mancino, 45 anni, Salvatore Profeta, 22 anni, Girolamo Rao, 49 anni, Armando Taormina, 31 anni, Ignazio Traina, 61 anni, Sandro Capizzi, 41 anni, Francesco Guercio, 43 anni, Samuele Immesi, 23 anni, Antonino Lucera, 45 anni, Monica Meli, 37 anni, Vincenzo Fiore, 44 anni, Salvatore Lo Coco, 38 anni, Salvatore Luisi, 34 anni, Monica Meli, 39 anni (è la madre di Salvatore Profeta), Umberto Palazzotto, 34 anni.
Gli uomini chiave sono Adelfio, Capizzi e Salvatore Freschi (accusati di essersi alternati alla guida della famiglia mafiosa di Villagrazia), Ignazio Traina (famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù).
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Le accuse contestate sono associazione di tipo mafioso, estorsione, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, rapina e trasferimento fraudolento di valori. In particolare Lo Coco sarebbe il prestanome di Freschi nella Luxury Game di piazza Giulio Cesare, Umberto Palazzotto dellAgenzia di scommesse a marchio Gold Bet in via Villagrazia 137.
I soldi del pizzo e della droga servivano a finanziare le famiglie dei detenuti. La festa rionale in via Mendola avveniva sotto il rigido controllo mafioso. I boss decidevano tutto: quali strade chiudere, dove piazzare le bancarelle, quali e quante bevande vendere. E naturalmente quale cantante neomelodico dovesse esibirsi sul palco. Il concerto di Tony Colombo alla fine saltò, ma solo perché ci fu il diniego del questore.

