PALERMO – Il messaggio è plateale, forse troppo. La vicenda è tutta da ricostruire. A primo acchito porta dritto a Cosa Nostra e al pizzo. Qualcuno ha lasciato una bottiglia piena di benzina davanti alle saracinesche del bar del Golfo, della trattoria Temptation, dei ristoranti Grecale e Delfino, e davanti ad una rivendita di tabacchi. Si trovano tutti nella stessa strada a Sferracavallo.
Contemporaneamente una decina di barche sono state bruciate nel rimessaggio della Icone marine srl a Isola delle Femmine. C’è un collegamento fra i due episodi?
Inevitabile pensare agli uomini del pizzo. Davanti ad alcune delle attività commerciali prese di mira a Sferracavallo è stato lasciato anche un biglietto con la scritta “5.000 euro”. Qualcuno ha perso o dimenticato, andando via dopo il raid, un biglietto con nomi di alcune attività e cifre.
Ad intervenire per primi sono stati gli agenti della squadra mobile, ma sono i carabinieri che da anni indagano sugli assetti mafiosi nel mandamento di San Lorenzo che include anche Sferracavallo e Isola delle Femmine.
I ristoratori che hanno segnalato il ritrovamento delle bottiglie hanno spiegato di non avere ricevuto richieste estorsive. Nessuno si sarebbe fatto avanti per reclamare la tassa di Cosa Nostra. Se davvero si trattasse di pizzo allora il gesto della bottiglia avrebbe dovuto essere preceduto dal classico invito a mettersi a posto.
Pizzo a Mondello e Sferracavallo
In un blitz antimafia del 2023 emerse che Matteo Pandolfo e Rosario Gennaro si sarebbero passati il testimone per taglieggiare una decina di ristoratori di Sferracavallo e Mondello. “Noi d’inverno non abbiamo mai pagato – diceva una donna –, pagavamo d’estate fino a ottobre e poi ricominciavamo ad aprile”. Gennaro rispondeva secco: “Allora d’inverno non lo volete guardato qua? Questo è il problema?”. La donna cercò di mediare: “Ah… lascia stare, perché tu dici… non sia mai Dio”.
Pandoflo e Gennaro avrebbero imposto protezione, ma anche forniture di pesce e frutti di mare: “Vedi che per ora il guardiano sono io qua… mi ha mandato pure il messaggio che ci sei scritto pure tu… se a me Amedeo (Amedeo Romeo ndr) mi dice di andare…”, diceva Gennaro.
Storia vecchia quella delle forniture. I fratelli Serio, fedelissimi dei Lo Piccolo (Nunzio Serio ha retto il mandamento assieme al fratello Domenico ma oggi sono in carcere) avevano una ditta di frutti di mare intestata ad una prestanome.
A volte erano gli stessi ristoratori a chiedere la protezione. I boss evitavano la concorrenza di possibili nuove aperture, mettevano a tacere qualche testa calda che faceva baldoria nei locali ed evitavano furti e rapine.
“Gentilmente a che sei qua se puoi passare di là e dargli un’occhiata”, chiese un ristoratore a Gennaro che si confidava con un’amica: “Gli ho detto sì certo che lo posso fare, 150 euro per come pagano gli altri paghi tu”.
Gli affari andavano bene. Una volta la moglie di Gennaro trovò “un bordello di soldi” nel portafoglio e il “guardiano” le spiegò che “non sono tutti i miei”. Poi si gonfiava il petto: “Volevo arrivare all’intento che si devono spaventare a Sferracavallo di me… ci sono arrivato”.
Dinastia Lo Piccolo
Bottiglie piene di benzina, pizzini e fiamme farebbero pensare che dopo le recenti operazioni (San Lorenzo è uno dei mandamenti colpiti dal blitz dei 181) qualcuno avrebbe ripreso in mano la gestione delle estorsioni. Per conto di chi? A San Lorenzo è tornato un pezzo grosso della recente Cosa Nostra, Calogero Lo Piccolo, figlio e fratello dei boss Salvatore e Sandro.

C’era anche Calogero Lo Piccolo alla riunione della cupola del 2018. La Corte di appello ha di recente accolto l’incidente di esecuzione della difesa e ha riconosciuto che per essere giusta la pena a cui era stato condannato doveva essere di 8 anni e non di 13. Ed ha finito di scontare la pena, ma non è l’unica vecchia conoscenza in circolazione, affiancata da nuove leve. Si muovono anche giovani dello Zen, riottosi alle regole, alcuni dei quali comparsi la sera della rissa durante la festa dei Santi Cosma e Damiano e dei colpi di pistola esplosi alla Marinella dove una ragazza incinta fu colpita di striscio.

