PALERMO – Giusy Savarino, portavoce di #DiventeràBellissima, ci crede. Il centrodestra a suo parere può tornare a vincere in Sicilia. Un ottimismo che dopo anni bui e marginali, si sta diffondendo da quelle parti politiche.
Su cosa si fonda questo entusiasmo? Il centrodestra siciliano ha davvero qualcosa di cui rallegrarsi?
“Nelle ultime amministrative il risultato è stato positivo e ha dato a tutti la sensazione che un percorso riaggregante di quest’area alternativa alla sinistra è possibile attorno a un progetto di speranza e con candidati credibili. Questo nonostante qualcuno abbia detto che tentare questa riaggregazione sia patetico. Ritengo che piuttosto patetico sia stare al governo con Crocetta e preoccuparsi un giorno sì e un giorno no di contattare esponenti di centrodestra per trovare una via d’uscita al certo fallimento del centrosinistra. Consiglio a D’Alia di ritrovare una sintonia con il suo elettorato piuttosto di preoccuparsi di chi quella sintonia non l’ha mai tranciata”.
Schifani ieri ha consumato un passo di rottura con Alfano, anche se non ancora non definitiva. Ma sulla prospettiva di un ritorno a casa degli ex Pdl passati a Ncd non c’è stato grande entusiasmo in occasione del recente vertice del centrodestra siciliano…
“Schifani ha manifestato un malessere che esiste in questa area di centro, che in verità vive una dicotomia tra la classe dirigente e i propri elettori che si sentono di centrodestra. Ora bisognerà evitare personalismi, egoismi e cinismo della politica per ritrovare quei valori che ci hanno unito piuttosto che le cose che ci dividono. È chiaro anche che essere cattolici moderati non vuol dire poter passare a destra o a sinistra a seconda delle convenienze, quello è essere in vendita che è altra cosa”.
Questa rinascita del centrodestra è stata bollata da diverse persone come “operazione nostalgia”. Non lo è?
“Che oggi c’è una classe dirigente vecchia è innegabile. Basta guardare a Palermo e Catania, che sono governate dagli stessi uomini di vent’anni fa. Un’operazione amarcord non ha senso, certo. Anche perché non ci sono più quei contenitori politici:,An è morta, l’Udc è moribonda. C’è invece un mondo di riferimento. Che è alternativo alla sinistra e vede nel Movimento 5 Stelle un voto di protesta e non un’alternativa di governo. Se riusciamo a convincere gli elettori che non sono andati a votare la scorsa volta si può avere un’alternativa. Ma solo su idee chiare e programmi. Che devono essere semplici e diretti, incentrati su interventi concreti. Gliene dico uno”
Prego.
“Noi dobbiamo fare una call internazionale per attrarre capitali stranieri che vengano a investire in Sicilia. Questi imprenditori oggi hanno più paura della burocrazia che della mafia. Dobbiamo assicurare un percorso di legalità con tempi certi perché un progetto esecutivo sia immediatamente cantierabile. Noi dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi non siano accompagnati da una classe politica inetta alla stazione. Dobbiamo aiutare le start up innovative ma anche il ragazzo che vuole aprire la bottega nel Paese. Anche attraverso l’utilizzo di tutti i fondi europei disponibili”.
Ma il privato in Sicilia potrà mai trovare spazio e rilancio finchè ci sarà un pubblico così mastodontico, ingombrante e costoso?
“Chiaramente il pubblico imprenditore ha in molte occasioni mostrato di avere fallito. Penso alle tante municipalizzate che sono diventate carrozzoni incapaci di dare servizi. Bisogna esternalizzare i servizi e dare ai privati ciò che il privato può gestire meglio. Ma mentre Marianna Madia si occupa di macchina burocratica in termini di cartellini e di tornelli, sarebbe invece opportuno intervenire sulla macchina burocratica assicurando ai cittadini tempi ceti e risposte immediate. Non è possibile che chi immagina il proprio futuro in Sicilia si trovi come primo nemico la Regione”.
Il vostro movimento parla apertamente della candidatura di Nello Musumeci alla presidenza della Regione. Ma non sembra che questa proposta trovi consenso unanime nel centrodestra. Perché?
“Qualcuno ha ritenuto o ritiene che la sconfitta del 2012 sia addebitabile al fatto che Nello Musumeci sia stato identificato come candidato di destra: probabilmente non c’è stato il tempo per fare conoscere le sue idee e le sue capacità amministrative. La verità è che l’altra volta non ha vinto Crocetta ma ha perso un centrodestra diviso. Se riusciamo a riunire attorno a un progetto di governo tute le forze alternative alla sinistra, e noi attraverso il movimento civico #DiventeràBellissima stiamo aprendo a quegi elettori delusi dai partiti, io penso che diventi naturale interprete di questo rassemblement un candidato con le caratteristiche di Nello Musumeci. Come abbiamo detto nella riunione con gli alleati del centrodestra se ci sono candidati migliori siamo pronti a discuterne purché venga fatto in tempi brevi”.
Secondo lei è positivo il ruolo centrale in questo processo di rifondazione del centrodestra di Totò Cuffaro, che è pur sempre un presidente che ha portato alla Regione l’onta di una condanna con l’aggravante mafiosa?
“Cuffaro è non solo l’ex presidente della Regione condannato ma anche un uomo che per come ha vissuto questa condanna ha saputo conservare grazie alla sua umanità un rapporto, un afflato coi siciliani, che ha stupito molti, non certo me che lo conosco da tanti anni e sono una sua cara amica. È indubbio che lui non possa fare più politica direttamente ma è anche indubbio che i siciliani continuino a guardare a Totò con stima e affetto. Se questo può infastidire qualcuno non è un mio problema”.
Cuffaro ha detto a Livesicilia che è tempo di una donna candidata a Palazzo d’Orleans. Lei si è sentita chiamata in causa?
”Diversi amici hanno immaginato, conoscendo il legame che abbiamo, che potesse riferirsi a me. Tanti altri hanno pensato a Stefania Prestigiacomo o a tante altre donne siciliane in gamba. La verità è che lui dicendo questo ha saputo interpretare un’emozione che c’è in questo momento e che a Roma e Torino hanno interpretato i 5 stelle con le candidature vincenti di Raggi e Appendino”.

