La petroliera russa alla deriva: il vertice e gli ultimi aggiornamenti

La petroliera russa alla deriva: il vertice e gli ultimi aggiornamenti

PETROLIERA RUSSA ALLA DERIVA
È seguita dai mezzi navali della Marina
L'ALLARME
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3 min di lettura

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – La petroliera russa “Arctic Metagaz”, carica di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto, si è allontanata di qualche miglio da Linosa, in direzione Est.

Le correnti continuano a spingere l’imbarcazione, ormai alla deriva, verso Malta. Secondo quanto si è appreso non ci sarebbe, al momento, il rischio inquinamento.

I mezzi della Marina militare italiana – un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento – restano vicini al relitto alla deriva pronti a intervenire, nel tratto di mare fra le isole Pelagie e Malta, soltanto in caso d’emergenza. 

La Russia ha accusato l’Ucraina di aver compiuto un “attacco terroristico” contro la nave. La Arctic Metagaz è infatti nella lista delle navi sanzionate da Stati Uniti e UE perché farebbe parte della cosiddetta flotta ombra russa, utilizzata per commerciare prodotti energetici evitando le restrizioni del G7.

Il vertice

“Premesso che l’imbarcazione si trova attualmente all’interno della zona SAR maltese, e che le autorità di Malta hanno stabilito una distanza di sicurezza minima di 5 miglia nautiche, il Governo italiano ha assicurato al Governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento”.

Lo afferma una nota di Palazzo Chigi dopo il vertice, presieduto dalla premier Giorgia Meloni, sulla “situazione della nave LNG Arctic Metagaz, battente bandiera russa, che trasporta consistenti quantitativi di gas, olio pesante e gasolio e che da alcuni giorni si trova alla deriva, senza equipaggio, nel Mar Mediterraneo”.

“L’Italia – viene spiegato – ha inoltre confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto”.

Wwf: “Rischio di inquinamento elevatissimo”

Il Wwf segue con massima allerta la situazione della metaniera russa Arctic Metagaz, alla deriva dopo una serie di esplosioni avvenute tra il 3 e il 4 marzo, attualmente localizzata a circa 26 miglia da Linosa nel Canale di Sicilia. L’imbarcazione, priva di equipaggio e fuori controllo, trasporta un carico estremamente pericoloso di circa 900 tonnellate di gasolio e oltre 60.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (Gnl). Una potenziale fuoriuscita potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina, e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera.

L’area interessata è di eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino mediterraneo. Ospita, tra gli altri, quasi tutte le specie marine protette del Mediterraneo, sia pelagiche che bentoniche, ed è attraversata da grandi predatori pelagici come il tonno rosso e il pescespada.

Il rischio ambientale è quindi elevatissimo e potenzialmente irreversibile, con serie ricadute anche sulle economie delle isole Pelagie, basate su pesca e turismo. Inoltre, è l’ennesima prova della pericolosità del continuare a dipendere energeticamente dalle fonti fossili le cui emissioni hanno un impatto decisivo sulla crisi climatica, che hanno conseguenze gravissime sull’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita e che in caso di incidenti puntuali comportano rischi elevatissimi sui territori interessati.

Leoluca Orlando: “Rischio di disastro ecologico”

Quanto sta accadendo con la metaniera russa Arctic Metagaz, alla deriva nel Canale di Sicilia a poche decine di miglia da Linosa, è una situazione gravissima che non può essere sottovalutata. Parliamo di una nave senza equipaggio che trasporta oltre 61.000 tonnellate di Gnl e circa 900 tonnellate di gasolio: se non si interviene rapidamente per governare e mettere in sicurezza l’imbarcazione, rischiamo un disastro ecologico nel cuore del Mediterraneo”. Lo ha detto Leoluca Orlando, eurodeputato AVS.

“Un’eventuale fuoriuscita di carburante o un incidente con il carico di gas naturale liquefatto provocherebbe danni devastanti. Chiediamo al Governo che vengano attuate tutte le procedure previste dalle convenzioni marittime internazionali per mettere sotto controllo la metaniera e condurla in un posto sicuro e diffondere tutte le necessarie informazioni con celerità. Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia pericoloso continuare a dipendere dalle fonti fossili e dal loro trasporto via mare e quanto sia urgente accelerare con decisione la transizione verso le energie rinnovabili. Ma non solo”, conclude. 


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