Parafrasando, si potrebbe titolare: il Partito delle Iene (PDI) alla conquista della Sicilia. I rimandi apocalittici ci sono tutti. Pif che inchioda Rosario Crocetta, nel giorno della rivolta delle carrozzine, a Palazzo d’Orleans. E di fatto lo esautora da presidente della Regione, propiziando una gigantesca “malacomparsa”, accreditandosi quale governatore virtuale, a difesa dei più deboli. Ismaele La Vardera – giovanissimo esponente del PDI – che sfida il monumento Orlando, candidandosi a sindaco di Palermo, con pochissime speranze concrete, ma con trovate che lo rendono simpatico e scapigliato.
E adesso Paul Baccaglini, l’oggetto misterioso, neo-presidente rosanero, incoronato da Re Maurizio in persona e il resto si vedrà. Pure Baccaglini era una Iena. Qualche tempo fa – correva l’anno 2011 – intervistò il primo cittadino palermitano. Indovinate chi era? Indovinato.
A prescindere dalla fortuita coincidenza e dai sorrisi che le circostanze e gli astri possono suscitare, bisogna chiedersi se esista una suggestione almeno affascinante per cavare una trama compiuta da tre episodi isolati. Forse sì. Eccola. Ecco il PDI.
Quando Pif sbraita in faccia a Crocetta, quando Ismaele si pone come il fresco Davide contro l’attempato Golia, quando Paul dice all’ormai invecchiato Maurizio: “Scansati”, sia pure con tutte le buone maniere imposte dal galateo dei contratti, il succo è chiaro: un nuovo potere, con un eguale marchio di fabbrica, vuole prendere il posto del regno antico, utilizzando le sue facce televisive e giovanili, con la sua retorica semplice, commestibile e intellegibile, con la seduzione degli esclusi a cui promettere un Paradiso perduto. Nel nome dell’identica rivoluzione, del format del ribellismo, provato e riprovato in tv.
Vedete i volti consunti del passato? Vedete Crocetta, Orlando e Zamparini – è questa la sensazione, più che i concetti, vidimata dai ‘profeti’ – devono essere spazzati via. Noi rechiamo la buona novella. Noi siamo i capi che condurranno un popolo sottomesso fuori dal deserto. Ed è un discorso che incendia, a rancori unificati, il cuore del lavoratore della formazione che ha smarrito il posto, del commerciante che ha chiuso bottega per via dei cantieri, del tifoso che odia Zamparini perché il Palermo perde, dimenticando quanto lo amasse quando il Palermo vinceva. Pif, Ismaele e Paul hanno linguaggi differenti, si muovono in contesti diversi, non si somigliano, eppure, oggettivamente, si identificano nella condivisione di una Grande Rabbia che sussurra ai discepoli l’avvento di una Terra promessa. Sono, in via di polpa letteraria, le Iene che divorano i Gattopardi.
E si tratta di prassi e di comportamenti riconoscibili, tutti del mistico format grillino che su quella Grande Rabbia, nata per divorare ogni pietra di ieri, senza soluzioni, senza alternative, ha edificato il tempio e il covo della sua liturgia politica. Con le dovute distinzioni di uniformi, fisionomie e gradi nell’esercito rivoluzionario del conformismo.
Le Iene, per esempio, non seguono il filone del ‘populismo istituzionale’, del grillismo mediatico RAI, che è il cardine delle puntate de ‘L’Arena’ in una maionese impazzita di casta e anti-casta; tra Briatore, Crocetta, Giletti, Giordano, Rotondi, etc, etc, come distinguerli? Questi appartengono agli arditi, militano nel battaglione che scende in campo col microfono spianato, per mitragliare domande a tempo di quiz. Martellano, incalzano, mediaticamente percuotono, tendono agguati televisivi, osano intemerate, da partigiani dell’eccesso.
Ne sa qualcosa l’assessore alle Politiche sociali del governo Crocetta, Gianluca Miccichè, che prima ha sbagliato, non trovando un minuto per prestare ascolto a due fratelli disabili che chiedevano solo diritti. Ma poi è stato vittima di un vero e proprio tranello, con telecamerina occultata, che ne ha sancito l’addio. Quelle dimissioni erano sacrosante; il modo in cui sono state ottenute, tramite sotterfugio, ha sporcato la pulizia della premessa.
S’avanza dunque il PDI con i suoi riti e con le sue legioni, in ossequio al Beppe’s Karma. Palermo – come talvolta è accaduto – potrebbe essere l’avamposto di una storia beffarda, tragica e gustosa. Ancora tutta da raccontare.

