Lo scrisse Montanelli. De Gasperi in chiesa parlava con Dio, Andreotti col prete. Chissà con chi parla Raffaele Lombardo quando assiste alle cresime.
La famosa polemica sulla partecipazione del presidente della Regione a una funzione religiosa ci è apparsa in effetti sgangherata. Tutte le critiche sono legittime, meno quelle evidentemente pretestuose. Però, l’avvenimento ci consente di partire da un pretesto per analizzare il rapporto tra Chiesa e Potere, con la Politica sullo sfondo. Tra la Chiesa siciliana e il Potere siciliano. Non è questione da poco e non c’entrano sempre mafia e antimafia (argomento che già abbiamo affrontato), il sorriso di don Pino Puglisi, la Sagunto di Pappalardo, le successive timidezze dello stesso cardinale, l’eresia vivente di troppi sacerdoti che sono spesso don, quando non addirittura padrini. C’entra il complesso e delicato rapporto tra Cesare e Dio. Se Cesare è forza e potere, la Chiesa di Dio dovrebbe rappresentare il contropotere, lo schermo dalla parte dei deboli, realizzando così, per un felice paradosso, un intervento politico grande e umile sulle strade del mondo. Se è il potere che stabilisce, inflessibile, le leggi, il gregge benedetto dovrebbe chiedere misericordia. Se il potere è di uno o di pochi, la Chiesa dovrebbe essere di tutti. Se il potere è cura e nevrosi di possesso delle cose materiali, la Chiesa dovrebbe essere il regno delle cose spirituali. Né commistione, né strizzatine d’occhio, tra due rette parallele. Ma una robusta dialettica tra chi amministra la forza in terra e chi protegge la fragilità, perché la fragilità è del cielo. Ecco il vero e “politico” impegno della Chiesa.
Chi conosce un po’ di storia sa che la Chiesa siciliana non ha sempre rispettato i modi di un corretto rapporto col bastone del comando. E’, comunque, argomento scivoloso. Ne scrivono per noi, nello speciale domenicale di Livesicilia, Adriano Frinchi e il sociologo Vincenzo Ceruso (che, con un minimo e acutissimo scarto rispetto al tema, si occupa di mafia). Gianni Parlatore ha intervistato Gregorio Porcaro, già sacerdote e vice di padre Puglisi, e Francesco Michele Stabile, prete in trincea e storico. Livesicilia li consulta spesso, nel segno di una affettuosa stima.
Entrambi, con i paramenti addosso, mai avrebbero chiacchierato in chiesa con Giulio Andreotti, ai tempi di Montanelli. Anzi, gli avrebbero fermamente consigliato di imitare De Gasperi. E rivolgersi a Dio.
Lo scrisse Montanelli. De Gasperi in chiesa parlava con Dio, Andreotti col prete. Chissà con chi parla Raffaele Lombardo quando assiste alle cresime.
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