CATANIA – A Biancavilla lo conoscono tutti come Pippo l’avvocato. Il suo vero cognome lo sanno in pochi. Giuseppe Amoroso, uomo di spicco secondo gli investigatori del clan Toscano Tomasello Mazzaglia (alleati storici dei Santapaola), negli ultimi mesi è stato al centro delle cronache giudiziarie e dell’attenzione dei Carabinieri. In realtà “l’avvocato” è stato anche nel mirino (si ipotizza) della malavita locale, lo scorso 10 gennaio infatti gli è stato teso un agguato poi fallito. Quella sera è stato speronato mentre era in sella al suo scooter e poi gli hanno sparato alcuni colpi di fucile al fianco. L’inchiesta sul tentato omicidio è affidata ai magistrati della Dda di Catania, che però restano con le bocche cucite sugli sviluppi e sulla possibile guerra di mafia. Potrebbe essere stata l’attività di intelligence scattata a seguito delle fucilate contro Amoroso a portare agli arresti di lunedì in pieno giorno.
L’avvocato è stato arrestato davanti agli occhi dei passanti. Aveva appena finito una trattativa per il pizzo: a lui e al suo complice, Gregorio Ganci, sono stati trovati addosso 1.100 euro in contanti. Per i carabinieri è la prova dell’estorsione al bar biancavillese. I due arresti in flagranza potrebbero essere solo la punta dell’iceberg di un sistema di estorsione messo in piedi da Amoroso e i suoi picciotti. E’ risaputo che nella zona tra Adrano e Biancavilla è il racket uno degli affari più diffusi tra le consorterie mafiose della zona. Comuni dove l’omertà è radicata e sono pochi, purtroppo, gli imprenditori pronti a ribellarsi.
Giuseppe Amoroso sarebbe organico del clan Toscano Mazzaglia: il suo curriculum criminale e anche i legami di parentela consolidano le ipotesi degli investigatori. Il fratello de “l’avvocato” è Vito Amoroso, arrestato nel blitz Adernò della Polizia. Un blitz che portò in manette 26 persone: un’organizzazione dedita ai furti e agli assalti ai tir i cui proventi sarebbero stati reinvestiti nella droga. Una delle cerniere con la malavita sarebbe stato proprio Vito Amoroso, condannato in via definitiva per il reato di detenzione illegale di armi clandestine, munizionamento e ricettazione. Nell’estate del 2013 la Squadra Mobile lo ha arrestato dopo un blitz a casa: i poliziotti hanno trovato a casa armi e munizioni.
A quanto pare un vizio di famiglia, perchè sempre nel 2013 anche il fratello Giuseppe è stato arrestato per armi. I carabinieri, con l’ausilio dei cani, hanno perquisito la proprietà del presunto estortore e hanno scoperto che all’interno di un contenitore di plastica (interrato) erano state nascoste due pistole calibro 7,65 con numerose munizioni dello stesso calibro. Una delle armi era stata “filettata” per permettere l’inserimento di un silenziatore. Solo questo può far ben comprendere la caratura (e la pericolosità) de “l’avvocato” che fino a lunedì mattina era (anche se da sorvegliato speciale) a piede libero.

