PALERMO – Fu arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa, nonostante l’assoluzione non gli spetta il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione boccia definitivamente la richiesta di Morris Morgan Cardinale, ristoratore di 33 anni.
Il blitz del 2023 al Villaggio Santa Rosalia
Fu coinvolto nel blitz del giugno 2023 che azzerò la famiglia mafiosa del Villaggio Santa Rosalia e tracciò il ruolo mafioso di Salvatore Sorrentino.
Prima dell’assoluzione definitiva, Cardinale era stato rimesso in libertà dopo otto mesi di carcere. L’ordinanza di custodia cautelare era stata annullata per carenza dei gravi indizi di colpevolezza.
Quando si concretizza l’ingiusta detenzione
“Il giudice della riparazione, per stabilire se chi ha patito la detenzione vi abbia dato o abbia concorso a darvi causa con dolo o colpa grave – si legge nella motivazione della Cassazione – deve valutare tutti gli elementi probatori disponibili, al fine di stabilire, secondo un iter logico-motivazionale del tutto autonomo rispetto a quello seguito nel processo di merito, non se tale condotta integri gli estremi di reato, ma solo se sia stata il presupposto che abbia ingenerato, ancorché in presenza di errore dell’autorità procedente, la falsa apparenza della sua configurabilità come illecito penale”.
Cosa scrive la Cassazione
Secondo la Cassazione, i giudici che hanno negato l’ingiusta detenzione hanno “fondatamente ritenuto che il comportamento del Cardinale, pur ritenuto privo di rilevanza penale, abbia contribuito colposamente a dare causa all’emissione della misura cautelare”.
Alcuni suoi comportamenti sono stati indicati come “potenzialmente espressivi” del reato di concorso esterno in associazione mafiosa. In particolare la sua partecipazione “abusiva” ad alcune videochiamate fatte da Sorrentino mentre era detenuto portò correttamente ad ipotizzare che Cardinale avesse fornito aiuto economico ai familiari del capomafia, o che potesse godere della “protezione mafiosa” in quanto imprenditore “amico del boss”.
L’arresto non fu un errore giudiziario
Arrestarlo dunque, nonostante l’assoluzione, non può essere considerato un errore giudiziario perché le “condotte ostative del Cardinale sono state adeguatamente valutate e logicamente ritenute idonee a contribuire a creare l’equivoco circa la configurabilità del concorso esterno del ricorrente al gruppo associativo mafioso facente capo al Sorrentino”.
In sostanza Cardinale “con grave imprudenza” ha “contribuito a dare causa alla misura cautelare subita”.

