"Qua comando io": Vernengo, tradizione mafiosa di famiglia

“Qua comando io”: Vernengo, tradizione mafiosa di famiglia

Un imprenditore edile ha denunciato il pizzo

PALERMO – Non ha precedenti per mafia, ma mafiosa sarebbe la matrice dell’estorsione. L’arresto di Giuseppe Vernengo obbliga a misurarsi con un cognome che ha fatto la storia di Cosa Nostra a Palermo. Ed è facendo leva sul suo lignaggio mafioso che l’ultimo dei Vernengo avrebbe bussato alla porta di un imprenditore edile che sta costruendo un edificio nella zona di corso dei Mille per conto di un ente pubblico.

Vernengo avrebbe avanzato in due occasioni la stessa richiesta di pizzo: duemila euro per volta. “Ci sono dei picciotti che hanno bisogno di 2.000 euro”, disse in maniera esplicita.

Lei sa quello che deve fare, sappia che se lei non si accorda con noi, lei non va più avanti”, aggiunse.

L’imprenditore ne ha sborsato soltanto una parte, poi ha preso carta e penna e ha scritto un esposto alla Direzione distrettuale antimafia e alla sezione Criminalità organizzata della squadra mobile. Ha ricostruito una serie di episodi. Dal mezzo parcheggiato per impedirgli l’accesso in cantiere ad una frase che sarebbe stata pronunciata da Vernengo: “Qua comando io”.

Il massimo della tensione sarebbe stato raggiunto a dicembre scorso quando Giuseppe vernengo avrebbe minacciato l’imprenditore edile con una mazza da baseball.

Nei guai è finito anche il figlio di Giuseppe Vernengo, Giusto, che ha preso il nome del nonno imparentato con due pezzi grossi della mafia palermitana: i fratelli Antonino e Pietro Vernengo, entrambi deceduti. Il primo era soprannominato “u dutturi”, il secondo “u tistuni”. Assieme gestivano una raffineria di droga in via Messina Marine. Francesco Marino Mannoia era il chimico specializzato nella produzione dell’eroina che nel 1989 deciderà di pentirsi con il giudice Giovanni Falcone.

Pietro Vernengo si rese protagonista di un’incredibile fuga dal reparto oncologico dell’ospedale Civico di Palermo. Si dileguò in vestaglia. Era il 1991. Pochi mesi dopo lo scovarono assieme alla moglie in un cantiere nautico nella zona del Ponte dell’ammiraglio. La stessa zona dove in un magazzino fu custodito, così hanno ricostruito le ultime indagini, la Natività di Caravaggio trafugata nel 1969 dall’oratorio di San Lorenzo.

Sono tanti i Vernengo che hanno avuto guai con la giustizia, alimentando la tradizione di famiglia. Ora tocca a Giuseppe Vernengo, che ha precedenti per rapina e droga. Avrebbe provato ad alzare il tiro.


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