Il rimpasto e i Palazzi del potere in Sicilia

Quei Palazzi del potere in Sicilia: è lì che nasce il populismo peggiore

tonno Ars
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Il rimpasto e le domande dei siciliani

I Palazzi del potere, in Sicilia, noi giornalisti li conosciamo bene. Perché, per lavoro, li frequentiamo. L’unica accortezza è non avere amici da quelle parti. Garbo, attenzione e affabilità: questo, sì. Ma l’amicizia, nella nostra regione, può essere innocente o rischiosa. Giusto, dunque, non avere amici (e nemmeno nemici), quando scrivi.

I Palazzi del potere, in Sicilia, possono destare una certa meraviglia nelle anime candide, cioè sprovvedute. Da fuori è tutto un mulinare di spuntoni, polemiche, assalti all’ultimo epiteto. Tu pensi: se questi si incontrassero – Dio non voglia – certamente si sfiderebbero a duello.

Ma dentro, una volta varcata la soglia, ogni fiero cipiglio si distende ed è bellissimo. Ogni rovente avverbio si scioglie in due dita di compagnoneria. E mica perché, alla fine, il comune (meritatissimo) privilegio unisca molto di più delle idee che dividono. Sono proprio tutti amichevoli di carattere, quando oltrepassi l’impressione iniziale al botteghino della diatriba.

I Palazzi del potere in Sicilia, nei giorni correnti, sono interessati dalla stagione del rimpasto. Ne stiamo abbondantemente scrivendo, auspicando che si proceda nell’interesse generale, non esclusivamente secondo il pur legittimo dettaglio di fazioni.Le prime avvisaglie sembrano sintonizzate sul consueto rito di spartizione, tra frenate tattiche, strategie di corto respiro e paletti. Nessun orizzonte, oltre la suddivisione. Vedremo le successive puntate.

In Sicilia, i Palazzi del potere sono spesso circondati e assediati dal più deprecabile populismo. Restituiamo al termine il suo significato negativo.

L’istinto populista non offre mai analisi serene, salta le mediazioni corrette, si risolve in un gran vociare che non cambia le cose, oppure le peggiora. Un vizio senza nemmeno la minima contaminazione della virtù.

Però c’è da chiederselo se il populismo non sia anche figlio di un certo modo di (non) fare politica. C’è da domandarselo se non nasca (anche) dalla distanza tra i siciliani che, ogni giorno, soffrono, combattono, sperano e il chiacchiericcio, spesso indifferente, dei Palazzi del potere, in Sicilia.

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