Quel colpo di grazia alla testa | E due esecuzioni che si somigliano

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08 Maggio 2019, 20:15

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PALERMO – Quattro colpi di calibro 7.65 sparati frontalmente, altri due lateralmente per essere certi che Antonio Di Liberto non fosse scampato all’esecuzione. Un colpo di grazia alla testa per chiudere la faccenda, proprio come era avvenuto lo scorso gennaio per ammazzare Vincenzo Greco.

Fratello dell’ex sindaco Pietro, incensurato, commercialista e cugino di secondo grado del boss di Belmonte Mezzagno e neo pentito Filippo Bisconti (la nonna materna è sorella del papà di Bisconti). Di Liberto era tutto questo, ma è oltre all’immagine di superficie che gli investigatori provano ad andare per decodificare un delitto che fa paura. Fa paura per le modalità tipicamente mafiose e per l’ipotesi, al momento appena sussurrata, della vendetta trasversale.

Se così fosse si ripiomberebbe di tre decenni indietro nel tempo, quando la mafia sterminava i parenti dei pentiti in una mattanza senza fine. Se così fosse sarebbe complicato capire da dove sia partito l’ordine impartito ai killer. Bisconti di nemici ne ha ormai parecchi. A cominciare dai boss della provincia, di cui era una sorta di rappresentante in seno alla nuova cupola di Cosa Nostra, dei quali ha certamente fatto il nome e che non sono stati finora arrestati, per proseguire con i capimafia palermitani che ha già inguaiato con le sue dichiarazioni.

Il dato certo è che a Belmonte Mezzagno si spara per strada in un momento storico segnato da un vuoto di potere. In carcere, nei mesi scorsi, non è finito solo Bisconti, ma anche l’anziano boss Salvatore Sciarabba. Vendetta trasversale o meno, se c’è davvero la mafia dietro l’omicidio, qualcuno ha dato il via libera all’esecuzione. Tre le persone tornate in libertà c’è gente di peso.

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E se qualcuno avesse approfittato del vuoto di potere per sbarazzarsi di Di Liberto? Chi era davvero la vittima? Come commercialista, era tra i più noti della provincia, seguiva la contabilità di tantissime società. Adesso saranno tutte passate al setaccio. C’è anche la sua firma in una perizia di parte che gli aveva commissionato la difesa degli eredi degli imprenditori Cavallotti, ai quali nei giorni scorsi sono stati dissequestrati i beni dalla Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo.

A Belmonte si uccide con rabbia e freddezza. Era già accaduto lo scorso gennaio. Vincenzo Greco era a bordo di un Mitshubishi Pajero. I killer lo affrontarono frontalmente. Con una mira da cecchino lo colpirono al volto con una pistola calibro 9X21. Forse cercò si scappare a piedi, visto che lo sportello lato passeggero era aperto. Un tentativo stoppato con altri colpi sparati dal finestrino lato guida. Infine, il killer si è spostato dal lato del passeggero e ha mirato alla testa di Greco.

Modalità che ricorda quella seguita per eliminare Di Liberto. Entrambi erano incensurati. In macchina e a casa di Greco, genero del boss Filippo Casella, erano stati trovati un panetto di hashish, cinque mila euro e tre armi. Le indagini sui due omicidi sono coordinate dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Bruno Brucoli e Gaspare Spedale. Se fosse una stessa scia di sangue?

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08 Maggio 2019, 20:15

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