Sicilia, davvero qualcuno vuole lo sfascio?

Quella Sicilia sfascista

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Chi guadagnerebbe dal caos?
I BLOCCHI E LE PROTESTE
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C’è anche una Sicilia sfascista, tra arrabbiati in buonafede e mestatori a vario titolo, che ha confuso la protesta con la catastrofe, che non si rende conto delle conseguenze, che gioca col fuoco, convinta di non bruciarsi mai.

Le rivendicazioni degli autotrasportatori hanno dato origine a un blocco, come è noto, nella non semplicissima fase di completo superamento logistico. A prescindere dalle ragioni di chi, strangolato dai conti, chiede una soluzione per uscire dal dramma, abbiamo assistito all’incredibile invocazione dello sfascio.

I social si sono riempiti di inviti ad andare avanti a oltranza, a qualunque costo. Un grido moltiplicato per like e commenti, spia di una Sicilia sfascista (e non solo la Sicilia), in certe porzioni di malcontento. Non sottovalutiamo il segnale, né lo consideriamo marginale. Quella valanga indica un contesto, mettendo in rilievo una posizione suggestiva quanto malaccorta, con tanto di ‘delusioni assortite’ per l’accordo.

La guerra tra i poveri

Se si inverasse, un giorno, lo scenario peggiore, divamperebbe la guerra tra poveri, con i problemi irrisolti e gli scaffali vuoti, nei supermercati, nelle farmacie, ovunque. Un cataclisma foriero di conseguenze atroci, pure per i lavoratori. Qualcuno vuole questo?

Altra cosa sarebbe pretendere dai governi delle risposte concrete, senza attendere il caos. Ma nessuno può augurarsi un distruzione. Dobbiamo sperare nel miglioramento, non nell’abisso. Sappiamo, però, che la retorica sfascista ha una presa rapida, perché scava chilometri di consensi nella rabbia.

Talmente redditizio suona lo squillo apocalittico da riecheggiare in certe stanze della politica. Il diritto di critica è sempre salutare e c’è di che sottolineare in negativo. Abbiamo scritto pagine in abbondanza su ‘La Sicilia che (non) vorrei’, ora siamo passati alla sanità. Eppure, quando il calcolo di fazione supera l’interesse generale, quando gli anatemi fiancheggiano la voluttà del disastro, siamo già approdati nel piano dell’irresponsabilità.

Chi pagherebbe lo sfascio

Ha ricordato Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria: “Le imprese hanno bisogno di certezze, di poter programmare le consegne, movimentare le merci e rispettare gli impegni assunti con clienti e fornitori. Le conseguenze del protrarsi dei disagi vanno ben oltre la grande distribuzione: coinvolgono l’intero sistema produttivo, le filiere di approvvigionamento e la continuità di attività e servizi essenziali per cittadini e imprese”. Un appello alla concretezza, ribadito ieri a Taormina, nel corso di una iniziativa di Confindustria.

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Il desolante panorama degli scaffali vuoti non è un segno di vittoria per nessuno, piuttosto rappresenta l’immagine della sconfitta di tutti. La crisi non distingue tra ragioni e torti, tra meritevoli e ingannevoli. E non si ferma, una volta accesa. L’unica differenza che resta è tra i privilegiati, in grado di sopravvivere, e la massa, destinata alla sofferenza. La Sicilia sfascista, tanto cara a qualcuno, sarebbe la prima vittima del suo stesso sfascio.

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