PALERMO – La giustizia rifila l’ennesimo schiaffo al comune di Palermo. Dopo la sospensiva sulla Ztl e quella parziale sulla movida ad opera del Tar, adesso tocca al Tribunale revocare il licenziamento del dirigente della Rap Giovanni Gucciardo, messo alla porta nell’agosto del 2015 dopo l’emergenza rifiuti che aveva afflitto la città. Erano giorni terribili per il sindaco Leoluca Orlando, oggetto di critiche e invettive da parte della politica e della cittadinanza per i cumuli di immondizia a ogni angolo di strada: una situazione che il Professore considerò inaccettabile, annunciando licenziamenti per i dirigenti. E a farne le spese fu proprio Gucciardo che in quel momento era in vacanza in Giappone. L’ex dirigente ha fatto ricorso e ha vinto perché il suo licenziamento è stato ritenuto una ritorsione per le critiche espresse nei confronti della società: adesso la Rap sarà costretta a reintegrarlo e a riconoscergli quanto non percepito in questi mesi.
Ma al di là della singola vicenda, a colpire sono i toni durissimi usati dalla sezione Lavoro del tribunale di Palermo che si basa sul verbale della seduta del Cda del 6 agosto del 2015: un documento finora inedito e ottenuto su ordine dello stesso tribunale. Un resoconto da cui esce l’immagine di una azienda, la Rap, divisa al suo interno, ostaggio di conflitti e relazioni turbolente fra dirigenza e vertici. Nel verbale, riportato nella sentenza, si legge che la riorganizzazione applicata nel dicembre precedente non aveva sortito gli effetti sperati e che “l’emergenza, i numerosi e spesso non sufficientemente motivati attacchi mediatici e l’ostilità di una parte sindacale hanno leso notevolmente l’immagine societaria”.
Una situazione che, secondo l’allora presidente Sergio Marino (oggi assessore all’Ambiente), era causata anche da dipendenti e sindacalisti che frenavano “il processo di rinnovamento intrapreso dal Cda”, anche se la maggiore responsabilità era imputabile alla dirigenza. E qui arrivano le note dolenti perché Gucciardo viene accusato, senza troppi giri di parole, di avere ostacolato il rinnovamento della Rap avendo denunciato carenze strutturali, disobbedito ai suoi superiori, contestato pubblicamente e per iscritto le decisioni del consiglio di amministrazione e dello stesso presidente con toni “duri e irriverenti”.
Per questo il cda ha deciso di assumere “drastiche determinazioni nei confronti di Gucciardo” incaricando un legale di verificare “la insussistenza del corretto operato” del dirigente. A Gucciardo si contestava l’assenza a un programma formativo, giustificata a posteriori con un certificato medico. Ma a colpire è soprattutto la parte in cui si dice che il presidente Marino “è dovuto rientrare con proprio onere dalle ferie per gestire personalmente, su richiesta del sindaco, l’emergenza, essendo stato pesantemente apostrofato in merito alla capacità della dirigenza, ma anche sul piano personale”.
Peccato, però, che il tribunale abbia bocciato Rap e Comune su tutte la linea. Secondo il giudice, infatti, non si può contestare a Gucciardo di non aver raggiunto gli obiettivi perché l’azienda non ne aveva mai dati, anzi l’unica colpa del dirigente sarebbe stata quella di “esprimere un parere difforme rispetto ad alcune determinazioni del cda in relazione all’idoneità dell’azione aziendale a risolvere le criticità”. Gucciardo aveva lamentato, insieme a sindacati e altri dirigenti, le carenze strutturali che non permettevano di espletare il servizio e non aveva mai ricevuto contestazioni tanto che la Rap doveva ricorrere a un avvocato esterno per trovarne qualcuna. Ma le contestazioni mosse “risultano pretestuose, manifestamente tardive e infondate”: il dirigente non è tenuto all’uso del badge e se definisce “amorfo” un dirigente del Comune, o usa espressioni gergali o volgari, lo fa per segnalare disservizi, come la mancanza di risorse per rimuovere l’amianto.
Insomma, il licenziamento non era giustificato ma motivato da posizioni politico-sindacali o di “ritorsione” (come si legge nella sentenza), con contestazioni definite pretestuose. “I veri motivi del licenziamento sembrano potersi ricercare nella scomoda presenza del ricorrente in azienda per il suo uso di esternare anche per iscritto le criticità, di difendere le prerogative dirigenziali contro inutili formalismi e di denunciare situazioni non regolari derivanti dalle disposizioni dei vertici aziendali”. Adesso Gucciardo potrà rientrare in azienda, con buona pace dei vertici.

