CATANIA – Quello che ha colpito gli investigatori è stata la loro efferatezza nel mettere a segno le rapine. Anziani picchiati e immobilizzati al solo scopo di “ripulirli” di soldi e preziosi. La Squadra Mobile di Catania ha azzerato una pericolosa gang di malviventi che aveva commesso rapine e furti tra il 2015 e il 2016. Sono 11 le persone coinvolte nel blitz “Cowards” scattato questa mattina, uno è però latitante perché si trova all’estero. Le accuse contenute nell’ordinanza del Gip sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di reati contro il patrimonio, rapina, tentata rapina, furto e ricettazione.
Lo zoccolo duro della banda sono Giuseppe Nicolosi, 30 anni, Danilo di Mauro, 25 anni e Salvatore Sgroi, 25 anni e Giuseppe Zappalà, appena 23 anni. Gli altri componenti della gang sono Alessandro Bagli, 52 anni, pregiudicato, Placido Privitera, 28 anni; Salvatore Sgroi, 41 anni, pregiudicato e Ettore Roberto Virgata, 22 anni. Avevano il ruolo di basisti e informatori Angelo Zinna, 25 anni; e Graziella Rapisardi, 38 anni, quest’ultimi due finiti agli arresti domiciliari.
L’indagine scatta dopo una rapina a una gioielleria di via Etnea nel primo pomeriggio del 26 ottobre 2015. Dal filmato si può ben delineare il modus operandi della banda, il primo finge di essere un cliente e poi mentre cerca di uscire c’è l’assalto con il complice armato. I titolari vengono immobilizzati e i due portano via preziosi per 12 mila euro e due bracciali d’oro. Una delle commesse esce per cercare aiuto, c’è anche un breve inseguimento in via Etnea con l’uomo armato di pistola, ma tutto accade nell’indifferenza assurda dei passanti. Da loro nessuna chiamata è arrivata alla sala operativa. La Squadra Mobile indaga e attraverso la visione dei filmati riescono a individuare la via di fuga (via Sant’Euplio) e le moto utilizzate per darsela a gambe levate dalla scena del crimine. Mentre lo scooter Aprilia Leonardo è risultato rubato, il secondo invece è risultato essere intestato a Zinna, uno degli indagati. Partono le intercettazioni audio e video disposte dalla pm Alessandro Sorrentino, titolare dell’inchiesta che in conferenza stampa ha evidenziato “l’efficacia delle attività tecniche per ricostruire” modus operandi e anche riuscire a sventare alcuni colpi.
Ma andiamo per ordine. Ai vertici dell’organizzazione c’è Giuseppe Nicolosi, all’epoca delle indagini ai domiciliari. Tanto è che le direttive partivano telefonicamente e la casa era diventata il “quartier generale” dei malviventi che si riunivano per organizzare la messa punto delle varie azioni criminali. Erano meticolosi: venivano individuati i bersagli, studiate le loro abitudini, individuate le abitazioni e alla fine duplicata la chiave. L’inchiesta porta ad accendere i riflettori su due rapine ai danni di anziani, commesse a febbraio e ad aprile 2016.
Quella della sera del 19 febbraio i rapinatori hanno messo a segno un colpo a casa di due fratelli nel centro di Catania. Sceneggiatura da “Arancia Meccanica”. Una delle vittime è stato pestato e immobilizzato con del nastro isolante. L’altra è stato costretto ad aprire la cassaforte: il bottino è stato di 7 mila euro e preziosi. Zappala aveva approfittato dei lavori edili del padre, un muratore, effettuati nell’appartamento dei fratelli per duplicare la chiave. Le intercettazioni, poi, hanno permesso nonostante il linguaggio criptico e l’analisi delle celle d’aggancio del cellulare di Zappalà hanno permesso di ricostruire e localizzare l’abitazione dei fratelli rapinati. La seconda rapina è avvenuta la sera del 20 aprile 2016. Una coppia di anziani, con l’escamotage di staccare l’energia elettrica, hanno fatto irruzione nell’appartamento di Ognuna e hanno picchiato e malmenato i due. Ascoltando la chiamata al 113 si comprende la spietatezza del gruppo, composto da giovani 20enni, che non hanno alcuno scrupolo ad aggredire le vittime. L’apparato probatorio si arricchisce di nuovi elementi che permettono di far luce anche su un furto in appartamento commesso a Viagrande il 29 novembre 2015. Le cimici invece permettono di sventare una rapina ai danni di un anziano facoltoso, ex imprenditore edile, proprietario di una lussuosa villa a Catenanuova (EN). Il colpo è fallito grazie all’intervento della Squadra Mobile che ha portato al fermo per solo il reato di ricettazione di Di Mauro e Zappalà. “Purtroppo poi Zappalà è tornato in libertà ed ha potuto commettere gli altri colpi” – ha detto il procuratore Carmelo Zuccaro. “I due sono stati fermati a bordo di una Hyundai Accent ruba e all’interno della quale venivano rinvenuti e sequestrati arnesi atti allo scasso e delle fascette elettriche da utilizzare per immobilizzare le vittime” – ha spiegato Antonio Salvago, Dirigente della Squadra Mobile.
Inoltre sono stati contestati due furti aggravati commessi ai danni di rappresentanti di preziosi, uno a Canicattì l’1 dicembre 2015, nel corso del quale si impossessavano di una borsa contenente preziosi per 100 mila euro, e l’altro a Catania il 10 dicembre 2015. Fortunatamente per questo secondo colpo sono stati arrestati tre malviventi, Privitera e Spampinato, ed è stato recuperato il borsone con 50 mila euro di refurtiva.

