Reddito di cittadinanza 2.0, 6.500 euro l'anno: requisiti e novità

Reddito di cittadinanza 2.0, torna il sostegno anche per gli “occupabili”

Giuseppe conte
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Requisiti e importi

Il Reddito di cittadinanza potrebbe tornare in una nuova versione, ma con regole differenti rispetto alla misura conosciuta negli anni scorsi. Il progetto elaborato dal Movimento 5 Stelle prevede un sostegno economico che potrebbe arrivare anche alle persone considerate “occupabili”, oggi fuori dalla platea ordinaria dell’Assegno di inclusione, accompagnato però da obblighi di formazione, attività per i Comuni e percorsi finalizzati all’ingresso nel mercato del lavoro.

Le proposte emerse sono state sottoposte alla consultazione degli iscritti e sono destinate dal M5S al confronto per la costruzione del programma di una possibile coalizione progressista. Il punto da chiarire subito è però fondamentale: il cosiddetto “Reddito 2.0” non è una nuova misura già approvata e non è possibile presentare una domanda per ottenerlo. Si tratta, allo stato attuale, di una proposta politica del Movimento 5 Stelle.

Reddito di cittadinanza 2.0, cosa prevede il progetto

L’idea punta a riportare al centro delle politiche contro la povertà uno strumento più ampio rispetto all’attuale sistema costituito dall’Assegno di inclusione e dal Supporto per la formazione e il lavoro. Una delle differenze principali riguarderebbe proprio la platea. L’Assegno di inclusione è rivolto a nuclei familiari che rispettano determinati requisiti e nei quali sia presente almeno un componente appartenente alle categorie previste dalla normativa, come minorenni, persone con disabilità, over 60 o soggetti in determinate condizioni di svantaggio.

Il progetto del Movimento 5 Stelle punta invece a riportare all’interno del sostegno anche una parte delle persone in età lavorativa considerate “occupabili”. Secondo i dati indicati nella proposta e riportati dalle fonti consultate, la platea interessata sarebbe di circa 580 mila persone. Per loro il ritorno del sostegno economico non sarebbe però privo di condizioni. L’impianto lega infatti il trasferimento di denaro a un percorso di attivazione che dovrebbe coinvolgere Comuni, centri per l’impiego, agenzie per il lavoro e imprese.

Aiuti per l’affitto o per il mutuo

Uno degli elementi destinati ad attirare maggiormente l’attenzione riguarda naturalmente l’importo. Secondo il progetto, la soglia di reddito di riferimento sarebbe fissata a 6.500 euro all’anno. A questa cifra potrebbe aggiungersi un’integrazione fino a 3.640 euro per le spese sostenute per l’affitto o il mutuo. Non significa, tuttavia, che ogni eventuale beneficiario riceverebbe automaticamente queste somme. I 6.500 euro rappresentano la soglia di riferimento indicata nel progetto per la costruzione del trattamento economico, mentre l’effettivo sostegno dipenderebbe dalle condizioni e dai parametri che verrebbero stabiliti qualora la proposta fosse trasformata in legge. Ed è proprio questo uno degli aspetti da tenere presenti. Finché non esiste una norma approvata dal Parlamento, non esistono ancora modalità definitive di accesso, procedure per presentare domanda o un calendario dei pagamenti.

La novità dei 580 mila “occupabili”

Il cuore della proposta riguarda le persone considerate in grado di lavorare. Sono proprio gli “occupabili” a rappresentare una delle differenze più significative rispetto all’impianto ordinario dell’Assegno di inclusione. L’obiettivo dichiarato dal M5S è affiancare al contrasto alla povertà un meccanismo più stretto di accompagnamento verso il lavoro. Per ottenere il sostegno, questa categoria dovrebbe quindi rispettare alcuni obblighi. Il primo riguarderebbe la partecipazione ai Progetti utili alla collettività promossi dai Comuni, per almeno otto ore alla settimana. Il secondo passerebbe attraverso un percorso per il lavoro e la formazione.

Il beneficiario dovrebbe essere seguito attraverso centri per l’impiego, agenzie per il lavoro e imprese con l’obiettivo di favorirne il reinserimento professionale. Il sostegno economico, dunque, verrebbe affiancato da un sistema di politiche attive. Una differenza importante rispetto all’idea di un contributo economico senza ulteriori obblighi.

Reddito di cittadinanza 2.0 e lavoro

La proposta punta sulla presa in carico dei beneficiari. Comuni, centri per l’impiego e agenzie private dovrebbero avere un ruolo nel percorso che accompagna la persona dal sostegno economico alla ricerca di un’occupazione. Per gli occupabili sarebbe previsto anche l’inserimento nel programma Gol, Garanzia di occupabilità dei lavoratori. Il profilo professionale del beneficiario dovrebbe essere reso disponibile sulla piattaforma prevista dal sistema, aumentando così le possibilità di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il progetto prevede inoltre il rafforzamento dei centri per l’impiego e un ampliamento delle funzioni del Siisl, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa. L’obiettivo sarebbe creare una rete maggiormente integrata tra chi cerca lavoro e i soggetti che possono offrirlo. All’interno del sistema dovrebbero confluire informazioni provenienti da Comuni, centri per l’impiego, agenzie, aziende e beneficiari di diverse forme di sostegno.

Agevolazioni per le aziende che assumono

Una parte rilevante del progetto riguarda le imprese. Il meccanismo immaginato dal Movimento 5 Stelle non si limita infatti a imporre obblighi a chi riceve il sostegno. Sono previsti incentivi anche per le aziende che trasformano il percorso di inserimento in un vero contratto di lavoro. Secondo lo schema illustrato nelle fonti fornite, il beneficiario potrebbe iniziare un percorso con un’impresa. Se, dopo una prima fase di prova, l’azienda decidesse di assumerlo a tempo indeterminato, potrebbe ottenere l’equivalente di 12 mensilità del Reddito 2.0 sotto forma di sgravio contributivo.

Un incentivo anche alle agenzie per il lavoro

Nel progetto aumenta anche il peso delle agenzie per il lavoro. Per ogni beneficiario occupabile accompagnato concretamente verso l’ingresso nel mercato del lavoro, sarebbe riconosciuto all’agenzia un incentivo. L’importo previsto sarebbe equivalente a una mensilità del Reddito 2.0. L’idea è legare almeno una parte degli incentivi ai risultati ottenuti nell’inserimento lavorativo. Anche le imprese che ricevono sgravi o altre agevolazioni pubbliche sarebbero coinvolte nel nuovo sistema. Secondo il progetto, dovrebbero rendere disponibili attraverso il Siisl le posizioni lavorative aperte, organizzate per provincia e settore. In questo modo la piattaforma dovrebbe diventare uno degli strumenti centrali per mettere in comunicazione beneficiari e aziende.

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Il ruolo dell’intelligenza artificiale e dell’automazione

Alla base della proposta c’è anche una riflessione sui cambiamenti che potrebbero interessare il mercato del lavoro. Nel percorso programmatico del Movimento 5 Stelle, il welfare viene collegato anche alle trasformazioni prodotte dalla digitalizzazione, dall’automazione e dall’intelligenza artificiale. Il tema è quello della possibile sostituzione o trasformazione di alcune mansioni e della conseguente necessità di rafforzare formazione e riqualificazione professionale. Il Reddito 2.0 viene quindi presentato dal M5S non soltanto come uno strumento contro la povertà, ma come parte di un sistema che dovrebbe accompagnare chi perde un’occupazione o deve acquisire nuove competenze. Formazione e sostegno economico verrebbero così collegati. È tuttavia una delle componenti programmatiche della proposta e non una previsione certa sull’impatto futuro dell’intelligenza artificiale sull’occupazione.

Reddito di cittadinanza 2.0, quando potrebbe arrivare

È questo il punto sul quale occorre distinguere nettamente il progetto politico da una misura effettivamente disponibile. Al momento il Reddito di cittadinanza 2.0 non è in vigore. Non è stato approvato dal Parlamento e non sostituisce l’attuale Assegno di inclusione o il Supporto per la formazione e il lavoro. Non è possibile indicare oggi una data dalla quale il nuovo Reddito potrebbe essere richiesto. La sua eventuale introduzione dipenderebbe dagli sviluppi politici e, successivamente, dall’approvazione delle norme necessarie. Soltanto un testo legislativo permetterebbe inoltre di conoscere con certezza tutti i requisiti economici e patrimoniali, le modalità di calcolo dell’importo, le incompatibilità, la durata del beneficio e le cause di decadenza.
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